Archive pour juin 2008

Sotto il mio armadio, ieri, un ragno s’è mangiato una mosca.

Lundi 30 juin 2008

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La Spagna ha vinto. Bravi, mi dico, mentre da sotto la finestra milioni di macchine squillano vittoria, e idiomi appena comprensibili si levano gaii e ubriachi.

Bravi, si.

Ma alla fine sticazzi. Insomma, vince la Germania, claxon. Vince la Francia, claxon. Vince l’Italia non ne parliamo, la Turchia peggio che mai. Speravo che gli Olandesi fossero più discreti, mi sbagliavo. Non che mi disturbi il rumore, per fortuna da queste parti non fa che passare in effetto doppler fino alla prossima curva. Pero’ mi dico, fica la multiculturalità, ma sti belgi do stanno? Mi immaginavo che si manifestassero per propagazione di un certo tipo di silenzio, ma con tutta evidenza è rotto, ogni giorno e cosi’ spesso che manco ha il tempo di diffondersi, dal brusio di tutto il resto.

Cosi’ mi sono chiesta ma che razza di posto è questo? Che io non mi senta a casa mia è assodato, ma c’è qualcuno che ci si sente? Visto che con chiunque ne parli mi risponde che sentirsi nel posto giusto è fondamentale, mi chiedo se con tutto questo gran zibaldone di culture lingue e sensi di appartenenza (e ci infilo dentro santi patroni festeggiati in ogni momento dell’anno, ramadan, hannukka o come diavolo di scrive, natali e pasque, capodanni cinesi, giapponesi, feste ellenistiche, e sti cavolo di europei mondiali olimpiadi e scopettoni con teiera), ci sia in effetti qualcuno che abbia trovato la felicità di un divano che pensi sia proprio suo e suo soltanto. Piu’ che altro perchè immagino che nel tuo salone cerchi gente che ti capisca, che parli la tua lingua, che gesticoli come fai tu o non lo faccia, come non lo fai tu. E che se te festeggi il capodanno il tre di aprile non stia li a farti notare che siamo al tre aprile.

Mi si potrebbe obiettare che l’integrazione, la parola intendo dire, comporti anche un’accomodazione agli usi e i costumi circostanti e che attraverso una specie di osmosi imitativa i propri contagino quelli degli altri. Cosi’ tutti imparano da tutti, chiunque si sente a casa e pieno di un nuovo bagaglio di informazioni e modi di vedere le cose. Pero’ è un modo di agire pieno di compromessi. O almeno credo. Ti fai violenza senza saperlo, e ne fai all’ambiente che ti circonda, passi una specie di travaglio invisibile, sopravvivi a una sorta di terremoto culturale e poi via. In panciolle sul tuo divano, a bere la birra tanto buona del posto che ti ospita, coi taralli che sono tanto buoni delle parti tue. O coi lumpia fatti in casa. Associazione discutibile, ma dopo tanti anni pure quello è il sapore di casa.

Come quando ti compri un mobile nuovo. Ci sbatti addosso il mignolo del piede, passandoci vicino a luce spenta, mentre cerchi il bordo del letto. Bestemmi una, due, toh, tre volte. Poi impari, ne senti il volume , la sostanza e alla fine lo eviti come niente fosse. Come i cani, i gatti, gli animali in genere. Si impara, se non coscientemente almeno per imprinting, ma non troppo, altrimenti nessuno mangerebbe mai.

Tranne le mosche. Quelle non imparano, infatti mangiano merda.

Nella mia vita precedente, io ero decisamente un cactus.

 

 

Lui sa. Lui c’è.

Jeudi 26 juin 2008

Io sono scovolta.

Il mio vicino è entrato in casa.

La mia.

Ieri mattina. Pensavo fosse un sogno, o di averlo immaginato. Quindi chiedo a Benja, gli chiedo, Hai sentito niente tu stamattina? Mi risponde, ma non mi pare proprio sicuro sicuro. No, non mi pare. Niente? manco che la porta si è aperta stamattina intorno alle presto prestissimo, poco dopo il tardi tardissimo?Li’ tentenna. Lo vedo, ha lo sguardo di colui al quale balena in testa l’ipotesi che in effetti il suo peggior timore possa non essere  semplicemente frutto di un dormiveglia turbolento. Ipotizza che sarà sicuramente stato al piano di sopra, ma visti i muri che paiono costruiti coi bastoncini del cremino, lo abbiamo sentito molto presente. Mi basterebbe, ma non mi risulta che la porta dei vicini strida come se stessero scannando una mandria di vitelli. Di solito stridiamo solo noi. Benja ne conviene. Ora la mattina, quando esce mi chiude il portone a chiave, che non si sa mai. Pregate che casa mia non prenda fuoco, già non trovo le chiavi in situazioni di tranquilla quotidianità,  figuratevi nel momento di panico.

Sunto: il vicino ha tentato di entrare in casa mia mentre dormivo. Ha trovato il catenaccio  messo (signor inventore del catenaccio: grazie) e ci ha rinunciato. Non puoi sbagliare di piano in un palazzo con tre piani. Non è normale. Va bene, lo riconosco. Nemmeno il mio vicino è normale. E’ piuttosto strano, parla per monosillabi con una voce che pare provenga direttamente da un qualche limbo per ritardati e soprattutto ti fissa dritto negli occhi per tutto il tempo che gli passi vicino. Un tipo del genere, a trovarmelo a casa alle cinque del mattino, ho idea che mi toccherebbe iniziare a pensare di trovarmi un’assicurazione tout risque, sperando che prevedano il rimborso per le coronarie.

A parte che è già da tempo che lo dico. Io sono convinta che lui passi le sue giornate a intercettare i miei spostamenti. Ho già notato che è in cucina quando io sono in cucina, in salone quando sono in salone, in camera quando vado a dormire. Solo che lui con tutta evidenza si sveglia prima. E ho questa teoria inattacabile sul fatto che tenti di entrarmi in casa perchè non capisce se la notte è a quell’ora che vado a dormire o mi sveglio.

Già.

Sento proprio i suoi passetti sopra la mia testa, le sedie che si spostano, o il letto che cigola quando si rigira. Cigola perchè si rigira, ovviamente. A parte la sua assistente sociale, mai viste donne dal mio vicino. Oddio, potrebbe anche essere uno di quei casi romanticissimi in cui assistente e malato si innamorano e vissero felici e contenti. Ma anche no. Fatto sta che sono l’unica donna ad avere un’ombra umana che la segue attraverso i piani. Ritardata per di piu’, altro che Lucky Luke.

E no, non sono paranoica come mi si è già fatto notare. Mi segue e basta.

Uno di sti giorni gli entro in casa per controllare, come minimo lo becco sulle scale.

Ch’

Stream of consciousness, solo che Joyce la scrive meglio.

Samedi 21 juin 2008

#1 Non riesco a concentrarmi. Quindi faccio pensierini piccoli e poco complicati.

#2 Finire i libri mi lascia cosi’ di merda che ne leggo ottanta alla volta. Ne ho almeno altri 4 oltre a quello ufficiale, aperti a faccia in giù sul comodino. Lo so, è un’abitudine di merda. Prima facevo le orecchiette con gli angoli, invece di usare il segnalibro. Per fortuna ho smesso.Poi ho iniziato a fare le crocette colla matita, ma non era pratico. Infine ho iniziato a usare il segnalibro. Ma quando leggo lo metto sulle gambe e poi non lo trovo piu’. Ergo sum.

#2 bis Tranne con Faulkner. Quando ho finito L’Urlo e il Furore ero una donna migliore. Per lo meno non ho dubitato della mia perseveranza. Un po’ come essere vegetariani. Non c’entra un cazzo. Ma l’idea la rende.

#3 Non ho la più pallida idea del perchè si dica fare le orecche alle pagine del libro. Non somigliano per niente a orecchie, hanno una vaga somiglianza con dei tetti. Ma fare i tetti alle pagine non si dice. Suona pure bene.

#4 Perchè sono vegetariana? Perchè l’ho deciso io, e a parte qualche compromesso mi pare sia la cosa che sia riuscita a portare avanti con parecchia perseveranza. Un po’ come finire  di leggere Faulkner. Appunto.

#5 Oggi per la prima volta da quando mi ricordo, non ho sorriso. Avro’ un giorno di rughe in meno, tra qualche anno. Non so se gioirne. Ma se lo facessi ora renderei vano questo pensiero. Mi astengo.

#6 Infine Berlusconi fa quello che ci si aspetta da lui. Mi stavo preoccupando.

#7 Comprendere la parola errore è qualcosa di estremamente difficile. Epifania delle 00.54 di ieri notte. Non è collegata con alcuna visione che mi abbia particolarmente marcato. E’ arrivata cosi’, come l’arcangelo Gabriele. Spero solo non porti merda.

#8 Ne avro’ fatti io di errori?

#9 Giudicare certe cose non sta a me. Fare errori implica sapere di avere voluto fare una cosa diversa per vari motivi. Vuoi perchè ti avrebbero reso una persona più felice, vuoi perchè ti avrebbero evitato guai, vuoi per altri motivi che non riesco a centrare per la concentrazione di cui difetto a partire dal punto uno. Per compiere un errore bisogna avere un’idea ben precisa dell’alternativa. Quindi deduco che siano gli altri, quelli con le idee precise riguardo a come vadano fatte le cose, a dover giudicare se io abbia fatto degli errori, perchè se io ci penso bene non ho proprio idea di come avrei potuto condurre la mia vita diversamente. O forse si. Ma meglio che se ne occupino gli altri.

#9bis Stesso corollario, ipotesi diversa. Non sono un’artista. Non spetta a me definire me. Non fa una piega. In ogni caso per essere artista, in primis, bisognerebbe muovere il culo.

#10 Io proprio non ho idea di come vadano fatte le cose. A parte Georges Perec che ci ha provato sfido chiunque a stilare un manualetto di istruzioni per l’uso della vita. Onestamente. Lo leggerei. Se ne conoscete di pratici prego postare titolo e autore. Si accettano anche esemplari self made.

#11 Quando sono pulita sono estremamente più contenta. Pero’ la doccia e il bagno mi sfiancano. Mi sento come se avessi attraversato la Manica a nuoto. Non credo sia normale.

#12 Spero di avere un qualche squilibrio ormonale, perchè senno’ non mi spiego un sacco di cose. No, non ho i baffi. Oddio, almeno credo.

#13 Il 13 è un buon numero per fermarsi.

Ch’.

 

Fratello Metallo.

Mardi 17 juin 2008

 

 

E invece Fratello Metallo, lunga barba bianca, saio d’ordinanza e chitarra elettrica a tracolla, domenica 29 giugno suonerà al « Gods of Metal » di Bologna, sullo stesso palco di mostri sacri del genere come Judas Priest, Yngwie Malmsteen e Morbid Angel. (La Repubblica, Oggi – link).

Era giusto per prendere per il culo quelli che avevano già comprato il biglietto. Un po’ perchè rosico di non averli io, un po’ perchè in effetti c’è di che prendere per il culo.

 

Ma di heavy metal non c’è traccia. I titoli della discografia ricalcano piuttosto la missione pastorale del frate e i temi portanti dei suoi lavori spaziano dalla famiglia all’amore sino al rischio delle droghe: « L’Eucredo », « Maria e noi », « Droghe », « Come Una Fiamma », « Via Crucis Via Lucis ». (La repubblica, Oggi, il link è quello di prima.)

Gnè.

[Non mi esprimo sull'inutilità della notizia, per una volta interessiamoci al contenuto. Bwhahah.]

 

 

Rivelazione

Jeudi 12 juin 2008

Sdraiata sul pavimento. Ottimo metodo per il mal di schiena.

Je me suffis.

Il dolore lancinante non è passato, quindi ottimo per un cavolo, ma almeno è servito a qualcosa. Il soffito, delle volte, ispira grandi rivelazioni.

Je crois.

Non c’allarghiamo.

Ch’.

The lady is a tramp

Dimanche 8 juin 2008

Ho sognato di essere una prostituta.

Il cliente pareva insaziabile, e piuttosto cicciotto e vecchiarello per i miei gusti, il classico impiegato con la camicia bianca, la cravatta scura e la chierica in testa; il mio immaginario ha pure provveduto ad affibbiargli un po’ di panzetta e ricoprirgli la fibbia della cintura di pelle di marmotta con l’adipe in eccesso. Era entusiasta, il cliente. Non dell’adipe, immagino, ma del solo fatto di essere li’ con me. Mi chiedeva, è molto che fai questo mestiere? No, gli rispondevo io, è la prima volta, e lui, Ah, strano, già parli da puttana. Mi voleva dire con tutta evidenza che ci ero portata. Ovviamente, nel sogno, avevo anche due fidanzati. Ma ero giustificata, perchè ero una specie di spia. Insomma era un sacrificio necessario, nonostante poi credo che quest’idea della spia l’abbia piazzata li per dirmi, nooo non sogni mica di prostituirti a buffo, lo fai con uno scopo. Ovviamente dell’essere agente segreto l’unica evidenza era proprio il prostituirmi, perchè di cose fiche tipo andare in giro con una pistola carica strisciando i muri non se n’è vista manco l’ombra.

Ca va sans dire che sono frustrata e mi girano pure un po’ le palle. Ho il disgusto per il genere maschile e credo che sia un vero bene che sia da sola a casa altrimenti mi vendicherei in qualche subdolo modo.

Sognavo anche che il locale piuttosto carino che a Pisa d’estate apre sulla spiaggetta dell’Arno, ma che vogliono chiudere perchè il comitato di quartiere (credo) ha deciso che è antiestetico (pare), insomma il Leningrad -questo il nome del locale- mi si presenta a casa, la mia, la vera, l’unica, a Viterbo -DlinDlon- sottoforma del suo vecchio gestore Raffaello e mi dice, ci serve il tuo giardino.

Ovviamente dal mio giardino si poteva arrivare a Venezia, dove facevo la prostituta. Inizia con la lettera V pure Viterbo, sarà un accostamento per assonanze. In ogni caso ho detto sisi fai pure -mi casa è tu casa. E quelli iniziano a trafficare e fare e dire e prendere misure  mentre mia madre obietta che non le pare che quest’idea lasci molto spazio alla sua privacy e io le dico che vuoi che sia, la tua privacy. Per una che fa la prostituta era un discorso che non faceva una piega, vende la sua intimità e ovviamente, quella degli altri, la sua casa, i suoi spazi. Usa le sue cose e i suoi affetti come usa il suo corpo. Apparentemente, non lo facevo nemmeno per soldi, ero una spia (…). Spero almeno mi abbiano offerto una birra, perchè poi non mi ricordo più niente. Per fare un po’ di psicologia da bancone: probabilmente mi è balenato in testa che certe prese di posizione, come lo puo’ essere un’ostentata disponibilità di mezzi per fini ludici oppure un altruismo apparentemente disinteressato verso gente di cui ti frega poco, possa essere una sorta di prostituzione. Dai il culo (metafora) e in cambio chiedi un’immagine di te che ti soddisfi.  Cosi tutti sono contenti. Ma tu ti trovi a far sforzi per una cazzo di immagine che ti redima dalle stronzate che fai.

A Venezia avevo un fidanzato più basso di me. Passa davanti alla camera d’albergo dove stavo « lavorando » un minuto prima mentre il cliente decide di aprire la porta il minuto dopo. Che idea malsana. Il mio fidanzato è tutto in tiro, lo vedo dallo spiraglietto della porta mentre panico in silenzio, con una completo bianco corredato di cravatta bianca e un microfonino davanti alla bocca. Accompagna un tizio nella stanza accanto alla mia e si piazza fuori a controllare che nessuno si avvicini. Deduco che il mio fidanzato basso, nel sogno, fosse una specie di buttafuori o di guardia del corpo.

Misuro un metro e 63 scarsi anche nei sogni, premetto. Strano. Insomma butto fuori il cliente panzone, faccio in tempo a sentirmi almeno minimamente sollevata, poi mi sveglio. Tardi e incazzata.

Ecco qua.

Mi alzo e prendo il caffè.

Mi toccherà affittare uno strizzacervelli. Se non altro per rimandare le frustrazioni al giorno in cui mi tireranno fuori che sono psicotica. Per cosi’ poco? sento echeggiare nell’aria. Si, per cosi’ poco, preferisco sentirmi dire di essere psicotica che assolutamente normale e continuare a fare sogni che mi cambiano il corso della giornata solo perchè ho un’immaginazione del cavolo.

Passecchiudo.

Ch’.

 

25 anime non ne fanno una

Vendredi 6 juin 2008

 

25 anime non ne fanno una dans Il Minuto di Frustrazione. canceled_small

 

Che effettaccio.

Ho appena scoperto che il concerto dei Rage del 10 Aprile scorso è stato annullato a causa della scarsa prevendita. 25 biglietti venduti. Tra quelli c’era il mio. Non bastava? Insomma, 25 stronzi che ci tengono, lo valgono un cavolo di concerto, magari poi si pigliava una birra tutti insieme appassionatamente. Se proprio-proprio volevano fare i puzzoni, una gliela offrivo io. Garantisco che arrivare davanti al portone del locale e leggere su un bigliettazzo mal stampato che tutta la tua serata, comprensiva di soldi del biglietto pisa-firenze, del volo liegi-pisa e una serie di altre cose che mi ero riproposta di fare e comprare, se ne va a farsi benedire ha un effetto piuttosto bizzarro. Li per li ridi. Poi ti ritrovi due mesi e mezzo dopo a sventolare la tua frustrazione su un blog. E meno male l’avevo già, il blog, senno’ l’avrei aperto apposta.

Mi sento sconsolata.

Ma che vi prende, metallari di tutta Italia? Vi fa schifo Firenze? [già sento le vocine in coro - No, ci fanno schifo i Rage - le sento veramente, inutile aggiungere altro.]

Posso asserire senza sbagliarmi che a distanza di due mesi e mezzo ancora rosico. E credo che, vista l’energia che ci impiego, continuero’ ad oltranza fino alla prossima data.

Quindi vi rendo tutti partecipi dei miei dolori.

Sono democratica.

Ch’.

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