Morphine.

Lo dicono, loro. « One day, there’ll be a cure for pain« . Io lo spero.  Spero che nel momento in cui ti senti come se ti avessero preso a calci per dodici giorni di fila, con un paio di quegli stivali chiodati che usavano una volta, in uno di quei momenti che respiri appena e ti dici che le scelte che hai fatto sono in assoluto quelle più stupide alle quali  qualsiasi essere sano di mente avrebbe pensato, nel momento in cui pensi Basta e raschi il fondo con l’unghia del mignolo ingiallita, e il massimo che ti capita di fare sperando di uscirne è frugarti addosso per cercare le chiavi di casa, ecco, in quel momento li io spero che arrivi un omino colla valigetta lucida, di quelle 24 ore di metallo fuori e in pelle umana dentro.  Si sieda sul tuo divano Ikea col rivestimento bianco panna a scanalature similvelluto che viene caldo solo a guardarle, si accomodi con calma e sfoderando sorriso più bianco che tu abbia mai visto, tiri fuori il classico barattolino dei medicinali, arancione il barattolo, trasparente, con delle cose che non leggi stampate sopra.  Mi aspetto che lo scrolli un poco, guardandoti con la sicurezza di uno che di cose nella vita ne ha viste a badilate, e ne estragga una pilloletta colorata, a seconda del colore che preferisci. Ce ne saranno verdi, blu, porpora, gialle, anche marroni per i soggetti con lo stomaco d’acciaio, io la sceglierei rossa, un rosso porpora, credo.  Lui dunque tirerebbe fuori sta pillolina rossa e mi chiederebbe con la voce di un angelo, Un bicchier d’acqua, prego. Anzi non me lo chiederebbe, me lo direbbe, cosi’ come l’ho scritto, Un bicchier d’acqua, pausa, prego. E io obbedirei senza opporre alcuna resistenza.

Lui mi porgerebbe la pillolina. Prego, ripeterebbe, e io tirerei giù uno di quei sospiri di sollievo che li fai una volta nella vita, cosi’ profondi che non credevi di poter contenere tutta quell’aria. Allora esiterei, assaporando gli ultimi istanti di martirio con uno stoicismo indubbiamente ridicolo.E poi hop. Giù la pillola, giù il bicchier d’acqua. Ruttino.

L’omino mi guarderebbe soddisfatto. Richiuderebbe la valigetta e mi lascerebbe il biglietto da visita sul tavolo, accanto ad una confezione di pillole rosse come piacciono a me. Andrei a leggere il biglietto con circospezione, come qualcuno che si aspetti di dover ipotecare la casa dopo aver avuto modo di accedere all’impossibile, ma vi leggerei scritto solo Signorina, Complimenti, Lei è una Fallita, resti cosi’, contiamo su di Lei.

Ripenserei all’omino e resterei basita, in un moto di dispiacere che in fin dei conti sarebbe vero solo nella forma, ma non potrei andare oltre.

E alla fine, penso, riderei.

 

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