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Archive pour novembre 2008

Quando crescerai ci sarà la neve. Forse.

Lundi 24 novembre 2008

Visto che io rifaccio il mondo di Domenica, seguendo una logica ferrea e difficilmente oppugnabile, dovrei riposarmi durante tutto il resto della settimana.

Cosí non è.

Oggi per esempio, ho trovato come mettere gli accenti sulla O e sulla I. Ne vado piuttosto fiera nonostante l’illuminazione sia arrivata del tutto casualmente. Cercavo di mandar via con l’unghia una caccoletta bianca su un tasto e ho scoperto che di caccoletta non trattavasi, ma di accento sguinzagliato.

Ho fatto alcune prove ed ora posso con orgoglio annoverare i miei scritti nell’albo di scritti  (sempre detto esista) che si adeguano vieppiù all’ortografia della mia lingua natale.

Tra pochi minuti, il tempo di stampare la prova della foto che presenteró all’esposizione, usciró di casa e andró a sottoporre la mia stampa al giudizio dello stampatore, di modo che Egli possa copiarla e creare l’opera d’arte che mi rappresenterà nel vespaio di fotografi del panorama artistico liegese.

Tutto ció non ha prezzo.

La foto è questa:

 

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Tra tutte le cose che devo fare, trovare lavoro, capire come riuscire a centrare le foto senza che il correttore automatico di Unblog decida arbitrariamente di ripiazzarla a sinistra, inviare mail, guardare feisbuc, scrivere sul forum, gestire il mio, pulirmi le unghie dei piedi e lamentarmi dell’instancabile avanzata dell’inverno sui miei capelli, temo di perdere di vista la struttura del mondo che ho creato ieri, con la conseguenza di dover ricominciare da capo domenica prossima.

Se avessi un lavoro fisso probabilmente questo pianeta non avrebbe futuro.

Ma credo sia un rischio che devo correre.

Non vogliatemene.

 

 

 

V per Violetta.

Samedi 22 novembre 2008

V per Violetta. dans Del Belgio e altre cose. donzauker057zq6

Ieri sera sono stata a Bruxelles, al Piola Libri. Non sono molto sicura sul dove vada l’accento, in Piola, ma tanto su questa tastiera gli accenti sulle o e le i non li trovi nemmeno a scriverceli col bianchetto, quindi il problema di specificarlo non si pone.

Dalla serata di ieri ho ereditato ben due albi di Don Zauker e una dedica dai disegnatori. Di solito me ne fotto, delle dediche, ma quando si tratta di fumetti raggiungo velocemente uno stato preadolescenziale, e mi butto nella mischia con quella faccia tipica di chi non si vuole far fregare il posto, l’albo aperto sull’unica pagina bianca disponibile e un attegiamento estremamente circospetto e incazzoso. Dissimulato dal mio usuale sorriso timido e discreto, insospettabile. Fa più effetto, poi, quando scleri.

Oggi nevica.

Poi c’è il sole.

Poi rinevica.

Ora c’è il sole.

Non c’entra un cazzo. Ma è parte del palinfraschismo che adotto oggi come metodo per ammazzare il Sabato. Il problema è che ieri sera, non ricordo se prima o dopo il Piola (o Piola che dir si voglia), ho pensato una cosa veramente intelligente.

Ma non me la ricordo.

Il che rende vano ogni tentativo di dare un contenuto logico all’articolo di oggi.

Pensavo anche che di sti tempi me ne stanno accadendo di tutti i colori, ma sto in uno stato di grazia tale che a guardare bene me ne strafotto.  Cosi’ ascolto The Killing Kind degli Overkill, di cui il uinamp ha arbitrariamente deciso di mescolare per benino le tracce, senza titoli, per rendere il blind test ancora più interessante. Per ora la traccia 04 mi garba una cifra. Peccato me la metta prima della 3. E dopo la 6.

Ho anche il tempo per chiedermi chi sarà il prossimo eliminato della Star Academie, io spero in cuor mio che sarà quella biondazza stonata di Alice. Ma sarà sicuramente Anissa che rompe le palle ogni tre per due.

Ora rinevica.

Lunedi’ in giornata andro’ alla mia vecchia accademia di fotografia per incontrare l’uomo che mi salverà dalla stampa all’ultimo minuto dell’immagine che ho scelto per rappresentarmi nell’esposizione del 07 Dicembre alla Galleria MONOS. Continuo a pensare che mi abbiano mandato l’invito per errore. Pero’ al contempo mi dico minchia che culo. Forse penso che me l’abbiano mandato per errore per dirmi minchia che culo con parecchia convinzione. Fattostà che ho già pagato qualcuno per soffermarsi davanti alla mia bellissima foto e chiederne il prezzo. Io che non mi capacito di dover annunciare il prezzo di una mia fotografia. Il prezzo? Ma cazzo.

Ho fatto un ragionamento. Visto che paghero’ il tiraggio sulle 20 euro. Lo vendero’ a 20 euri, se proprio la gente ci tiene a comprarsela. Il ragionamente parte dal presupposto che se ti vuoi impossessare di una mia cosa, minimo mi paghi le spese.

Mi hanno fatto notare che non funziona cosi’.

Già che a me pare un’aberrazione che un pincopallo chiunque, senza sapere nulla di perché, come, in che stato d’animo (metti) ho fatto quella foto, se la prenda e l’appenda in un salone. Cosi’, perché fa fico.

Ma poi vendergliela. Ma te la regalo se ti piace. Misà che non sono tagliata per il mercato dell’arte. E se faccio sto ragionamento ai tipi della galleria, potrei ritrovarmi nei 5 minuti che seguono col mio tiraggio sottobraccio, seduta in mezzo alla neve a cercare una spiegazione, e bestemmiare i morti del Belgio. [Ora c'è il sole E nevica, il mondo è bello quando è vario].

In ogni caso, lunedi mi tocca dire sto prezzo. Di cui il 50 percento, in caso improbabile di una vendita, che non sia alle spese di amici intimi, andrebbe alla Galleria. Sarà che sono cresciuta con l’idea che l’arte fosse arte perché il tipo che aveva dipinto o scolpito  era schioppato, in un momento o un altro della sua carriera, e che con sta scusa i critici potevano dire il cavolo che pareva loro su tale o tale opera, rendendo il prodotto allettante pure a chi di arte non ci capisce una mazza.

Avessi testicoli mi ci darei una sgarufata.

 

 

 

La mia prima volta.

Lundi 10 novembre 2008

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