Archive pour avril 2009

Cecità?

Mercredi 8 avril 2009

ovvero: l’ennesimo epitaffio. Avrei voluto farlo più corto, ma 250 persone sono una lunga lapide da coprire.

 

A un certo punto uno si stanca di voler capire per forza. Ed è a quel punto lì che si condanna, senza se e senza ma.

Mi sembra assistere allo sviluppo della trama di in un libro di Saramago.

Da un paio di giorni si grida all’incompetenza di tale signor Bertolaso orecchie-da-mercante, e della genialità di tale signor Giuliani-Cassandra che ha pre annunciato la tragedia e non è stato ascoltato, anzi, se n’è tornato a casa con un avviso di garanzia da portare firmato dai genitori e che non si ripeta più. Personalmente non so se Giuliani abbia avuto un’enorme botta di culo, se di culi si possa parlare, o se le sue tecniche gli permetterebbero davvero di prevedere terremoti in giro per il mondo.  Mi interessa fino ad un certo punto. So che a conti fatti alla gente serviva qualcuno con cui prendersela e l’hanno trovato, i media servono piatti caldi di biasimo al primo e larghi spazi lacrimosi al secondo che non esita a rifilarci il suo ve l’avevo detto, che personalmente in casi simili, sarebbe l’ultima cosa che mi conforterebbe sentire. Io di sto Giuliani che l’aveva detto non ne vorrei più sentire parlare.

Ma alla gente serve. Perché la gente ha bisogno di un responsabile. E probabilmente stavolta ha beccato quello giusto, non voglio entrare in merito, anche se la velocità usata per puntare il dito mi lascia scettica e mi impedisce di prendere una posizione o bianco o nero. Di colpo è bastato un annuncio per trasformare l’intera popolazione in un branco di competenti geologi. In ogni caso gli scienziati, quelli veri, si stanno già scannando per decidere chi aveva ragione, non mi aggiungerò alla folla con le pietre in mano. Non ne capisco di geologia, geografia, geopolitica, geofilia: per me è già tanto se so dov’è il Burkina Faso.

Per questo sposto la mia attenzione su chi sapeva, e sa, che quella zona è ad alto rischio sismico, e sul fatto che, nonostante tutto, le case sono tirate su alla bell’e meglio e tenute insieme con lo sputo. Mi si potrebbe obiettare che il centro storico, tra le altre cose, si chiama storico perché data di qualche centinaio di anni, e all’epoca si aveva solo lo sputo per tenere insieme gli edifici. Quel che mi chiedo io è quanto prodotto salivare sia avanzato, e che titolo se ne sia accertata l’efficacia, per giungere fino ai giorni nostri putrido e infetto, al fine di tirar su pure le case dello studente, per fare un esempio.

E come sia possibile voler costruire un ponte, o una linea ferroviaria che nessuno vuole, mentre uno starnuto tira giù paesi interi. Era già successo, poco lontano, non mi si venga a raccontare che non lo si poteva sapere e che si sia naturalmente ritenuto necessario passare ad altro.

Ma la condanna di cui parlavo prima, in tutto questo, va a coloro che si sono organizzati per approfittare della situazione. Non m’ero resa conto della portata finché non ho fatto la lista.

Mi si faceva notare come impressionante fosse la forza di solidarietà che spinge milioni di italiani a voler fare qualcosa, che sia partire a infoltire le schiere della guardia civile, o donare ettolitri di sangue a oltranza, oppure organizzare raccolte di vestiti e materiale di prima necessità da inviare nelle zone terremotate, e altro che non so, ma che è sicuramente degno di risultare iscritto nei termini qualificanti la parola solidarietà. Me lo si faceva notare, perché spesso mi capita di attribuire questa qualità alla mia gente, a dire che Sì saremo anche degli idioti, ma quando c’è da rimboccarsi le mani ed aiutarci fra noi, vedi come ne siamo capaci. Infatti ho e mi danno ragione.Ma.

Leggo, su feisbuc, sui giornali, sulla rete, che Gente è andata a saccheggiare le case distrutte. Tristemente prevedibile. Crollano le mura di una casa, il contenuto viene scambiato per bene pubblico. Come spaccare un porcellino. Speri siano casi isolati e mazzuolabili con facilità, poi invece dicono che non basta, che si organizzano,  ne passano altri travestiti da agenti a lanciare allerte mendaci per liberare il campo ai saccheggiatori.  Nei villaggi, nei supermercati, negli ospedali. Saltano fuori numeri di telefono truffa,  indirizzi, conti bancari per donare sangue, soldi, vestiti. Appaiono finti sfollati che si presentano ad occupare stanze d’albergo a sbafo.

Appare di tutto.

Appare l’annunciatrice del TG1 che per un minuto intero di telegiornale e rotti si limita ad enunciare correttamente tutti i dati di ascolto dei servizi riguardanti il terremoto. O si scusa di non aver potuto offrire immagini in diretta del distastro. Lo share, brutta bestia.

E sono sicura che anche all’estero, questa disgrazia sia vista da qualcuno come l’occasione di tirarci su un bel pò di soldi.

E questo mi basta per pormi una semplice domanda. Quando si parlerà di ricostruzione, quando verranno stanziati i fondi, quando ci sarà la gara degli appalti, chi vincerà? Chi ci guadagnerà? Perché in tutta onestà non credo che lo sciacallaggio sia riservato a quei disgraziati che frugano fra le rovine.

Credo che questi siano solo ispirati, e siano un lato dello specchio che rinvia l’immagine di qualcos’altro, o qualcun altro.

E lo so che il momento non è opportuno, e che non è il problema principale, ma una volta che il caro amico Obama avrà ricostruito le nostre chiese, i nostri luoghi pubblici, a chi dovremo rendere conto? A chi dovremo pagare gli interessi di tanta generosità?

Di Cassandre, per questo, ne abbiamo avute a milioni. Alcune continuano a sbracciare e gridare dalle pagine dei libri che in pochi si danno la pena di consultare. Siamo prevedibili e disarmati.

Quel che ci serve è soprattutto una buona memoria.

Ma quella non si compra, non si dona, non si raccoglie.

 

 

sottofondo musicale: la ventola del computer. Perché il silenzio, in questi casi, è l’unica cosa che mi resta da aggiungere.