Archive pour juin 2011

Hormonal.

Lundi 20 juin 2011

ovvero: piove e fa freddo. E l’umore, bisogna che segua.

Eccoci qua. In una Data Astrale qualunque, nel breve ciclo di vita di un essere umano qualsiasi. Due, all’occorrenza. Tre in divenire. Sono incinta di svariati mesi e ancora non mi sono nemmeno detta di esserne felice. Sono felice. Sempre detto che confessarselo serva a qualcosa.
Non pensavo ce l’avrei mai fatta. Nessuno lo pensava a dire il vero.

 

Ho un milione e mezzo di timori. Fondati, ne sono convinta anche se il resto del mondo mi assicura che sono inezie. Sa una sega il resto del mondo, mi dico. Quindi lo dico.
Ho paura di diventare grande e noiosa. Ho paura di essere una di quegli adulti seduti intorno al tavolo a parlare di politica quando il mondo invece è pieno di mistero e sorprese ancora da scovare.
Ho paura di essere quell’adulto che puzza di quotidiano economico e detesta il vicino perché gli ha parcheggiato a metà davanti al garage.

So di essere almeno la metà di quell’adulto lì. Perché crescendo non hai scelta, ci si diventa e si perde il fascino delle cose per strada. Un po’ perché le cose, lo si scopre, soprattutto certe cose, tutto sto fascino non ce l’hanno per davvero. Glielo si da dal nostro occasionale e fugace metro e venti di sgomento e curiosità. Ed è un peccato, perché è bello andare nel paese delle favole, ignorando il prezzo del biglietto, sbirciare nella capanna dei tre porcellini e sentirsi parte di un quotidiano che non esiste che nella tua testa. In controparte è bruttissimo guardare il muro maiolicato accanto alla tazza del cesso, e così, da un giorno all’altro, non vederci altro che una serie orribile di maioliche demodé, mentre anni prima quei quadratini erano le porte d’ingresso a cose inimmaginabili. E’ brutto quando la fantasia non ti basta più. Un po’ è anche perché le cose, in fondo, son fatte dall’uomo per l’uomo, spesso. E l’uomo, non scordiamocelo, in media è quell’adulto noioso che stira le camicie e si vergogna di andare in giro con una macchiolina di cioccolata sulla manica.

 

E non c’è via d’uscita, lo vedo con la mia nipotina. Una volta che diventi quella persona non c’è modo di tornare indietro. Sebbene si tenti di raggiungere quei luoghi, non se ne trovano che vaghi riflessi. E illudersi di averli ritrovati ci rende ridicoli. Veramente ridicoli. Non c’è niente di più triste di un adulto noioso che mostra di non esserne uno. Temo che dovrò rassegnarmi ad essere quello che le mie esperienze hanno fatto di me. E della casa dei porcellini vedere giusto l’arredamento rustico, magari rubare qualche idea da sfruttare nel mio salotto per divertire altri grandi noiosi come me. E aspettare che mia figlia capirà, tollerando il suo, di mondo, guardandolo da lontano con un binocolo insabbiato dagli anni.

Magari mi ritroverò ad invidiarla. Chissà.

Magari le chiederò di raccontarmi una storia.

Spero che avrò sempre la pazienza di chiederle la sua opinione. Di tentare di capire chi è, chi diventa. E non arrogarmi il merito di averla fatta, e di averla plasmata a mio piacimento. Spero che amerò il suo divenire. Spero di riuscire ad avere il tempo di fermarmi e guardare. Spero un sacco di cose. Le stesse che temo, probabilmente. Essere madre è una responsabilità smisurata.

E’ obbligarsi ad essere un adulto al quale gli si rimprovera troppo senso pratico e poca fantasia. Spero di poter far valere le due cose. E spero che mia figlia mi voglia bene. Per sempre, e che quando sarà arrabbiata con me e mi accuserà di non capirla, si dirà, in fondo, che non è grave. E che un giorno capirò.

E spero che mi permetterà di esserle madre, e che non lo rimpiangerà. Ma soprattutto spero che riuscirà a farmi vedere cose che non sono più capace di vedere, e mi trascinerà in quel mondo pieno di mistero che mi manca tanto e che ogni adulto dovrebbe tenere stretto a sé finché riesce.

 

Ecco. Mi son detta che questi impegni è sempre meglio prenderli in modo ufficiale, per evitare di far finta di non averli mai nemmeno pensati. Quindi li scrivo qui. E incrocio le dita.