Archive de la catégorie ‘Le nius e me’

The familiar sound of no one caring.

Mardi 9 juin 2009

me.jpg

Prendo decisioni come fossero caramelle, di questi tempi.

Oggi mi tiro fuori, visti i risultati delle elezioni, da quelle pratiche da stadio che prevedono un tifo smisurato per una bandiera, o un partito che sia, e lo sorreggono devastando di insulti la parte avversa.

Inizierò, piuttosto, a ridermela bellamente, guardando chi lo fa. E ricomincerò a pensare ai cazzi miei. Ogni tanto leggerò i giornali italiani, e ricorderò con estremo sarcasmo questo periodo nero nella storia politica italiana, come il punto di rottura tra me e la ‘mia’ gente .

Ho la possibilità, lo faccio.  Per lottare, o anche solo sperare, nella salvezza di un popolo, bisogna avere un paio di punti da cui partire, il primo, in questo caso, è che il popolo abbia qualcosa da cui essere salvato, che sia capitato in una situazione tragica suo malgrado, l’altra è perché si è convinti che resti qualcosa di buono da cavarne fuori.

Oggi ho deciso che questi due condizioni sono assenti.

Quindi parlerò, di nuovo, del mio vicino. Quello ritardato. Che però di questi tempi, a parte pulire le scale con una foga mai vista, non fa un granché di particolare.

Oppure delle mie piante, di Rambo, il bambù agonizzante, e Petronilla, la piantina grassa a dieta. Ho smesso di dare nomi a basilico e prezzemolo, perché i nostri sono rapporti occasionali e estremamente fugaci.

Potrei parlare di Viola. Ma la vedo così poco che mi pare brutto fare un resoconto delle nostre telefonate. Riporto un esempio:

- Vaiolet, tesoro, che hai fatto oggi?

- Uhaaaaa

- Hai mangiato

- *ruttino*

- Ha mangiato. Mi ripassi la mamma?

E via discorrendo.

Diciamo che a partire da oggi, riprendo ad osservare la mia vita, e la ripiazzo dove deve stare, al centro di ogni cosa.

Che gli altri se la sbrighino.

Sanguisughe

Dimanche 12 octobre 2008

ovvero: pensa se tutto questo fosse successo a te. O a me.

Leggevo La Repubblica. E sono incappata su questo articoletto: La Tassa sugli Immigrati.

La cosa che mi stupisce è il sottotitolo dell’articolo (che in realtà sta sopra, ma glissiamo) : Bodega, norme vicine alla gente.

Ora, io non so a che tipo di gggente sta vicino lui. Bodega, intendo, ma suppongo che siano tutte persone rispettabilissime, di quelle che fanno la doccia col Rolex o uno dei tanti orologi da collezione tanto in voga in quegli ambienti, che se si rovina non è gran cosa, altri regali ne girano sempre.

Quella che invece sta vicino a me, di gente, 200 Euro per pagarsi un permesso di soggiorno che va rinnovato periodicamente, e sottolineo periodicamente, non ce le ha. Per forza di cose mi trovo ad immedesimarmi nel povero immigrato che sbarca in un posto qualsiasi del mondo, per tentare di trasformare il concetto di sopravvivenza in uno che non faccia subito pensare per associazione di idee a jungle equatoriali o deserti qualsivoglia.

 

Mi pongo qualche domanda. Dicono che questo « obolo » vada a finanziare (cito da Repubblica) un « fondo per la prevenzione dei flussi migratori » che mira, leggo in giro per la rete, a favorire una cooperazione internazionale, al fine di contrastare l’immigrazione illegale e promuovere i paesi maggiormente interessati dalla migrazione. Ma che cazzo vuol dire?

Quanto alla nuova tassa sui permessi, il senatore del Carroccio sostiene che servirà ad « aiutare i Paesi poveri a casa loro, grazie ai 200 euro che ogni immigrato dovrà pagare al Fondo per la prevenzione dei flussi migratori. Questa – aggiunge – è solidarietà e vicinanza verso i popoli: aiutarli in casa loro, senza illusioni di El Dorado, che non esistono più. A maggior ragione da noi ».

Tento di tradurre tutto questo e mi risulta un ragionamento contortissimo: l’immigrato sbarca in Italia (un’Italia, non scordiamolo, che cola a picco, e i cui topi – permettetemi la similitudine – si sono già prodigati in fughe memorabili), possibilmente e se gli va bene si trova un lavoro che lo renderà più ricco di 3OO, 400 euro al mese in media, dividerà l’appartamento con altre 12 persone, una a metro quadro (appartamento, voglio supporre, il cui proprietario non si è mai dato la pena di pagare una tassa sull’affitto spropositato che percepisce), e annualmente verserà 200 Euro al nostro fantastico stato, la metà delle quali verrano rinviate al proprio paese di origine (??) per evitare che altri poveracci come lui mettano piede qua dentro. O allora per aumentare il numero di Guardie Costiere (??) e fornire loro delle simpaticissime fionde di precisione per bucare i canotti della speranza.

Di solito l’immigrato, quando lascia, nel suo Paese, una serie di difficoltà economiche, si prodiga ad inviare soldi alla propria famiglia, ai figli e mogli rimaste indietro, al nonno malato, a chi cazzo gli pare. E lo fa quando ce li ha, sti soldi. Capita che non ne abbia. E questo capita soprattutto perché l’onestissimo datore di lavoro non lo assume in via regolare, gli costerebbe troppo siamo d’accordo, e poi tutta quella bufala sulle assicurazioni, la mutua, chissenefrega, no?

Mi chiedo che vantaggio ci sia a legalizzare una situazione che fa tanto comodo ad ogni imprenditore – che abbia scelto di essere l’imprenditore di sé stesso come il nostro presidente comanda? Mica si dovrà davvero inizare a retribuire onestamente i lavoratori, dai, che scherzo sarebbe? In Italia, poi?

Invece lo stato Italiano, che è lungimirante e sta vicino alla gggente, obbliga il lavoratore a sborsare e in un modo o nell’altro contribuire al benessere del paese che lascia. Impressionante, perché non capita mai che lo lasci perché la corruzione sia arrivata a limiti intollerabili, che magari qualche dittatura lo costringa a combattere guerre che non condivide, o altre cose che mi sfuggono. E non importa nemmeno se quelle 200 Euro sarebbero servite per pagare un affitto, o sarebbero andate direttamente in mano a chi ne ha bisogno.

No, lo stato italiano, che gode di grande fama per quel che riguarda la gestione degli introiti derivanti dalle tasse, o per la redistribuzione dei fondi, ad esempio per il Mezzogiorno o similia, allunga questa mano materna verso l’immigrato e gli sussurra, nun te preoccupà, ce pensamo noi. E se te manca du spicci te ce li metto io, me li ridai poi con calma, eh. (chiedo venia, ma l’accento romano è l’unico che conosco, lo farei milanese ma non ho la più pallida idea di come suoni) (poliglotta si, ma fino a un certo punto).

 

Se prendiamo, per esempio, il permesso a punti, questo e’ un sistema che dara’ piu’ sicurezza e piu’ integrazione, facendo emergere solo quella immigrazione positiva e onesta che lavora, produce, e si e’ integrata alla perfezione ».

Il permesso a punti! Ma come abbiamo fatto a non pensarci prima! D’altronde, oramai, prendiamo Lauree, Diplomi e Patenti, coi punti. Mi pare mancasse solo il permesso di soggiorno. Proporrei di applicare questo enalotto anche alle carte di identità: sarebbe carino che ti vengano tolti punti ad ogni reato commesso. Reato, intendiamoci, di quelli che dovresti finire in galera invece di stare a governare un paese e fare leggi che non stanno né in cielo né in terra. Tre punti, sulla carta di identità, in totale. Finiti i punti addio cittadinanza e ti confinano a Guantanamo.

Scippare una borsetta vale Uno. Fate voi il calcolo.

 

“La nostra proposta prevede che nessun immigrato può contrarre matrimonio – ha detto Mazzatorta – senza aver prima ottenuto il permesso di soggiorno ed essere in regola. Dopo, ma soltanto dopo, gli verrà riconosciuto il diritto di contrarre matrimonio”.

Oso una predizione.

Non solo i permessi di soggiorno saranno elargiti raramente e dall’alto dei loro troni ci faranno credere che, dal momento che a loro non risulta, il problema dell’immigrazione si stia risolvendo (un po’ come la questione dei disoccupati, bruciano le liste e hop, il problema sparisce), ma ci troveremo in una situazione insostenibile in cui il lavoro al nero sarà sfruttato esponenzialmente, ci sarà sempre più disoccupazione, il tuo lavoro verrà valutato una miseria perché per la legge di concorrenza assumeranno chi chiede di meno (non chi è più capace) e andremo a scendere fino a che con uno stipendio potrei a malapena pagarti una pagnotta, o due baguettes. Di conseguenza aumenterà l’intolleranza razziale, (perché ci sono ancora degli intrepidi che se la prendono con l’immigrato che gli soffia il lavoro, piuttosto che stare a tirar cazzotti a quello che gli dice che l’immigrazione non è più un problema, o quello che lo assume per due lire per non dover pagare tasse).

O forse no, forse assumeranno i nuovi squadristi e inizieranno a pagarli per seminare il terrore nelle strade, gli squadristi picchiano il marocchino, il marocchino si incazza e picchia il primo stronzo che passa perché fa una vita di merda e l’unica soluzione che gli è rimasta è frugare i portafogli, visto che il suo è stato prosciugato dal belpaese che lo ospita. Gli squadristi diventano politici, e via che il circolo si chiude. Fino a che in Italia resteranno solo quegli immigrati che non risultano da nessuna parte.

Poi,maledette sanguisughe, voglio vedere se li caccerete via.

 

Fratello Metallo.

Mardi 17 juin 2008

 

 

E invece Fratello Metallo, lunga barba bianca, saio d’ordinanza e chitarra elettrica a tracolla, domenica 29 giugno suonerà al « Gods of Metal » di Bologna, sullo stesso palco di mostri sacri del genere come Judas Priest, Yngwie Malmsteen e Morbid Angel. (La Repubblica, Oggi – link).

Era giusto per prendere per il culo quelli che avevano già comprato il biglietto. Un po’ perchè rosico di non averli io, un po’ perchè in effetti c’è di che prendere per il culo.

 

Ma di heavy metal non c’è traccia. I titoli della discografia ricalcano piuttosto la missione pastorale del frate e i temi portanti dei suoi lavori spaziano dalla famiglia all’amore sino al rischio delle droghe: « L’Eucredo », « Maria e noi », « Droghe », « Come Una Fiamma », « Via Crucis Via Lucis ». (La repubblica, Oggi, il link è quello di prima.)

Gnè.

[Non mi esprimo sull'inutilità della notizia, per una volta interessiamoci al contenuto. Bwhahah.]

 

 

Invoca, lui.

Mercredi 14 mai 2008

 

ROMA – Tra un’invocazione al « buon Dio » e un appello a sorella fortuna; ruotando intorno a una parola chiave – « la crescita » – e gettando ponti di dialogo con l’opposizione, Silvio Berlusconi spiega all’aula di Montecitorio il governo che sarà.(La Repubblica – oggi)

 

 

Cosi’, visto mai le cose andassero male, potremo dire con coscienza: Ammazza che sfiga e bestemmiare senza rimorsi.

Io intanto mi avvantaggio per il finale.

 

Girogirotondo.

Mardi 13 mai 2008

transparences4.jpg

E’ domenica. Si faccia finta. Lo so che e’ martedi, ma a questa cosa ci ho pensato domenica.

C’e’ il gran premio.

Definire Gran Premio: pezzi di lamiera incollate alla meno peggio su quattro ruote, attorno al motore di un boeing 747, che girano in tondo per un sacco di tempo. Perfetto.

Cambio canale, perche’ a seguire la Formula Uno pare di stare ad una seduta di ipnosi con un branco di operai intenti a smembrare col trapano le pareti della stanza in cui ti trovi, e becco il tiggi’. Non sto a guardare se la cronologia sia stata rispettata, fattosta’ che casco sul tiggi. Di RaiUno, perche’ ripeto quassu’ solo quello si piglia. Notizia allarmante, il gas, l’elettricita’, e quanto sia legato anche in lonantanza al prezzo del petrolio, aumenteranno vertiginosamente nel giro di tre rutti fatti a pranzo. Italiani perparatevi a strozzarvi con la cintura.

La riflessione che ne segue e’ banale, lo so. Tanto banale che infatti quelli girano in tondo per ore. Ma la esplicito senza sentirmi affatto cretina.

Io, piccola stronza disoccupata senza patente perche’ prender la patente costa e la macchina costa e il carburante – ho gia’ tenuto a sottolineare – costa un’ipoteca sulla casa, devo pagare il 33 percento di gas/elettricita’/sonasega in piu’ l’anno, per fare in modo di lavarmi senza rischiare una congestione, cucinare pasti caldi per non mangiare barbabietole crude evitandomi almeno l’epatite Ci’, prendere l’autobus o andare in bicicletta per limitare il mio contributo alla frittura del pianeta su cui per forza di cose sono obbligata a vivere, e QUELLI girano in tondo? No dico. Oltretutto, da brava cittadina cosciente dei rischi che si corrono di questi tempi, faccio la raccolta differenziata. Vero. Paga anche l’affitto – mai sottoporre uno spirito pigro alla raccolta differenziata. Sul pavimento della mia cucina si stende un tappeto di sacchi blu, gialli, cartoni, cartoncini sfuggiti al laccetto di corda, bottiglie di vetro di ogni forma e colore, che ormai mi guidano verso il lavandino, seppur con indicazioni sommarie che somigliano ad un sussurrato acqua-acqua-fuoco-fuocherello-ecchela. C’e’ vita su Marte. Inoltre partecipo religiosamente ad ogni concorso indetto dalla raccolta di Pile Bebat, almeno le butto dove si deve e rischio di vincere una Toyota Hybrid so piu’ cosa, – che poi lascerei in garage perche’, ripeto, non ho idea di come si guidi -, il tutto mentre loro, sottolineo con ira, girano in tondo.

Mi faccio due conti. Il petrolio sta per finire, l’atmosfera somiglia piu’ ad un pot pourri di agenti chimici sconosciuti ai piu’, che a qualcosa di respirabile, l’estate soffriamo esibendo un numero sempre crescente di melanomi dalle forme piu’ disparate, tanto che quasi quasi il tatuaggio diventa superfluo, e c’e’ gente che non solo sta ore a bordo di carta velina che potrebbe schiantarsi da un momento all’altro sul guard rail che gli delimita il tondo in cui deve stare, ma si fa pagare caro, si fa guardare a caro prezzo, e ti divora gli ettolitri di carburante che servirebbero a te per andare a fare un lavoro serio.

Ma me la pagassero loro la bolletta. Dal mese prossimo gliela intesto.

…e foco a’ li capelli.

Mardi 6 mai 2008

Rieccomi.

Si’, sono assidua.

E Si’ è l’effetto giochino nuovo che questo spazio mi suscita, a stimolare la mia voglia di scrivere. Non che abbia niente di interessante da dire, intendiamoci. A parte i cazzi miei. E’ che ieri notte era troppo tardi per esprimersi in modo intelligibile.

Ieri notte, nello specifico, ero piantata qui, ad orari tanto vergognosi che ipotizzare un stamattina non sarebbe troppo azzardato, cosi’, mentre spippolavo su internet e mi incartavo con codici html del forum che sto portando avanti (in maniera egregia, direi), tendevo l’orecchio al Tiggi’Uno.

Da qui si piglia solo RaiUno. Non so se dire se sia un bene o un male, perche’ il degrado che spunta fuori da un’analisi accurata di quel che ci propinano, e’ di una tale vastita’ che mi viene da piangere, ma almeno non e’ ReteQuattro. Insomma, capita che la notte tenga accesa la tivvu’ e lasci che l’italiano, sfoggiato nel bene e nel male, nell’ordine, dalla donnina del tiggi’, Vespa, Tiggi’ di nuovo, Marzullo e invitato, e in un momento che non saprei collocare dal colonnello illetterato della Meteo, mi tenga aggiornata su politica, pubblicita’ (e’ soprattutto per saper rispondere a domande come « l’hai vista l’ultima della Renault dove ci sono blabla bla che fanno bla blabla? »), meteo e colori preferiti di attricette sconosciute.

Poi capita il Tiggi. Premetto che Viterbo non e’ argomento che interessi un tiggi’ nazionale. Perche’ e’ piccola, perche’ non succede un cazzo, perche’ l’unica cosa fica da vedere e’ la Macchina di Santa Rosa. No, non e’ Santa Rosa che si fa il giro del corso in Ferrari. In effetti continuo a non capire perche’ la chiamino macchina e non marchingegno (oddio il Marchingegno di Santa Rosa ammetto che avrebbe un effetto esilarante che stonerebbe con la voluta solennità dell’evento). E’ una specie di Torre babelica di svariati metri, tutta illuminata, sulla quale troneggia una striminzita Santa Rosa in preghiera. Si fa il giro di Viterbo parcheggiata (il termine mi pare appropriato) sulle spalle di 100 facchini e la gente e’ contenta. La Macchina. Pare una presa per il culo. Insomma, a parte la Macchina non e’ che si parli di Viterbo nei Tiggi’ nazionali. Tranne quando le capita di cascare addosso alle mura e spappolarsi contro la torretta di Porta Romana. Allora si inneggia al miracolo. La Santa piu’ maldestra di tutt’Italia, l’unica che agisca per il non-fare che per il fare in sé. Miracoleggia evitando di spatasciarsi sulla gente. Pero’ si spatascia. MIRACOLO, ha scelto di schiantarsi verso destra che sull’avanti. MIRACOLO, i Viterbesi che passavano la sotto non si sono fatti niente.

Ma non e’ della macchina che volevo parlare. Non e’ periodo, quella aspetta Settembre per non uccidere persone.

Invece quel che ho sentito stamttina, e’ che a Viterbo, in una scuola media di cui non hanno fatto il nome, ma non mi stupirebbe fosse la stessa che ho frequentato io – credo aver riconosciuto le ringhiere tutte intorno – si so’ dati foco a li capelli.

Ovviamente detta cosi’ pare una cazzatina di nulla.

Infatti lo e’.

Pero’ era sul TiggiUno nella tirata che illustrava l’operato complessivo dei CioFani delinquenti italiani. Si parlava del Nazi che spacca cervelli perche’ e’ fico solo lui, si parlava di inni antisemiti, si parlava di gente che si mena in ogni angolo del mondo, e guardaguarda, salta fuori che pure a Viterbo, dove non succede un emerito niente di niente di interessante (a parte il solito gruppo di neonazisti che semina panico in ogni angolo di strada, ma che vuoi fare concorrenza a quelli di Verona? Non reggiamo il confronto, no, noi c’abbiamo il foco a li capelli, e’ meglio) esistono i ragazzini deviati.

Ora, c’e’ da premettere che a Viterbo una delle minacce piu’ pronunciate, epocali, direi, anzi talmente epocali che non sapevo se la sfruttassero piu’, ora lo so, e’ Te do mar buco e foco a li capelli. Con tutta evidenza ci teniamo alle tradizioni.

Grazie alle nuove tecnologie abbiamo anche il filmato che mostra l’allegro crepitio fiammeggiante sulla testa di un ragazzino assolutamente contrario a tale pratica. L’hanno passato al tiggi’. Oramai si usa pure Iutub per illustrare l’illustrabile, che le parole non bastano piu’. Il proprietario del filmato deve essere stato felice di vedere che la sua prima opera di regista e’ passata al Tiggi’, e sono convinta che grazie a questo spazio abbia un avvenire assicurato nel mondo del cinema. Quello che mi aspetto io e’ che qualcuno faccia causa per i diritti d’autore. Opera intellettuale. Utile all’umanita’. Senza quella non avrei MAI creduto che a Viterbo di danno foco a li capelli. E invece GUARDA ha la testa che pare illuminata come un alberetto di natale.

Eccolo il Ritalin di cui parlavo il mese scorso.

Ero talmente scioccata dalla diffusione di una notizia cosi’ inutile e volta solo ad aggiungere carne sul fuoco mediatico dell’omicidio di Verona, che l’ho espresso nel forum di cui sopra. Mi hanno chiesto: « ma il bambino e’ morto? ». Beh, difficile crepare di foco a li capelli. « Al limite sara’ calvo » ho risposto. Il cinismo del discorso che ne e’ seguito mi impedisce di continuare a ripostare la discussione. Sappiate che ci siamo fatti quattro risate. Quattro per quattro. Sono ragazzinate. Cazzo.

Quando ero piccola andavo al mare. Una volta ho spinto un mio coetaneo talmente forte che ha sbattuto la testa sul pomello che serve a tirare le roulottes, quello attaccato alla macchina. Me la sono data a gambe levate senza nemmeno aspettare che iniziasse a piangere. Non avevo il telefonino. Non esistevano. Non ho potuto filmarlo, se l’avessi fatto a quest’ora sarei famosa. Dubito che il bambino sia morto, non ho visto funerali in campeggio. In ogni caso me ne fregava meno di zero.

Quand’ero piccola [tutti mi scherzavano, no, non e' vero, ma non potevo esimermi dal citare l'ovvio] in classe, ho tolto la sedia da sotto il sedere di un mio compagno di classe, ho aspettato che cascasse in terra, e ho iniziato a prenderlo a calci. Ero arrabbiatissima, ma non ricordo perche’. Ne ero innamorata, credo, e la frustrazione di non sapere come gestirmela mi spingeva ad essere violenta. L’insegnante non ha ripreso la scena con un telefonino, che comunque ripeto non esisteva, non mi ha denunciato, non ha chiamato nemmeno i miei, non ha fatto un cazzo, mi ha preso, mi ha rovesciato con una sonora sberla e mi ha cambiato di posto. Quale poca gloria.

Ho quasi rischiato di uccidere mia sorella a piu’ riprese. A 3 o 4 anni, lanciandola per le scale col carrozzino, a 10 o 11 anni lasciandola cascare in terra di schiena, poi e’ diventata piu’ alta di me, ed e’ lei ad aver quasi rischiato di uccidere me. E’ un rapporto equilibrato, lo ammetto.

Ma non ho mai avuto diritto a un trafiletto sul giornale nazionale.

Nemmeno sul regionale.

Nemmeno sul Corriere di Viterbo.

Niente. Come non esistessi.

Alla fine m’e’ toccato smetterla.

Delle volte, la vita e’ proprio ingiusta.

Ch’.

Sottofondo musicale: un abusatissimo Killed by death di abusatissimi ma non meno efficaci Motorhead.