Archive de la catégorie ‘Il Minuto di Ritardo’

Cifosi mentali.

Samedi 24 avril 2010

 

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Ho idea di stare regredendo.

Credo di rincretinirmi. Senza un’allarmante velocità, beninteso. Mi rincretinisco lentamente e lo mostro quando tento di spiegare il mio personale modo di concepire i massimi sistemi. E’ successo ieri. Spiego spiego spiego e non mi capisco. Pare che gli altri capiscano meglio di me quello che voglio dire. Ma è preoccupante scoprire di essere gli unici a non aver colto il nocciolo del discorso che si sta facendo.

Questa è una cosa.

L’altra è che sono giunta alla conclusione che se vivessi sola sarei gobba, diabetica e in cucina si terrebbero convegni di entomologia per tentare di stabilire quali sono le razze dei nuovi bacarozzi nate dalla bislacca associazione di cibi che si crea se non si lavano i piatti da una decina di settimane.

Ho altri allarmi.

Mi stanco velocemente di più o meno tutto. A parte di ingobbire su disegni (ma non tipo questo qua sopra, eh, disegni più fichi, tanto più fichi quanto inutili, per rendere l’idea) che impiego ore a concretizzare  invece, per esempio, di ingobbire lavorando in modo omogeneo durante la settimana evitando così di lasciarmi monti di cose da fare il giorno prima, o se proprio m’è andata di lusso, due giorni prima.

L’avanzata della mia senilità si denota anche nell’approccio che ho coi figli dei vicini.

Ovviamente non ho ancora iniziato a rendermi insopportabile in modo palese, ma la specie di idrofobia che mi coglie quando i marmocchi saltano la staccionata per venire a recuperare il pallone in mezzo alle mie rose, che poi vorrei sradicare perché sono orribilmente alte, mi porta a pensare che potrei, un giorno, essere un pericolo per la salute mentale altrui, oltre che per la mia.

Insomma, a conti fatti non posso che peggiorare.

Poi.

Sono alla ventesima rilettura di Guida Galattica per Autostoppisti, alla terza di Elianto, ho abbandonato un numero imprecisato di libri meravigliosi solo per la repentina voglia di leggere qualcosa che non mi affaticasse le sinapsi e ho la convinzione che il signor Cipriano Algor (La caverna – Saramago) viva nel condominio sito in Rue Simon-Crubellier a Parigi (La vita istruzioni per l’uso – George Perec) e non si sa per quale motivo stia passando le pene dell’inferno perché decaduto dal suo antico splendore (Paradiso Perduto – John Milton – mi si perdoni l’orribile gioco di parole), e sia in seguito partito in viaggio in portogallo (Omonimo – Saramago) vittima di un’improvviso ritorno in sella del libero arbitrio (Cronosisma – Kurt Vonnegut). Ne deduco che la mia fase regressiva è alimentata da una sorta di condotta autodistruttiva che trova terreno fertile nella mia immancabile assenza di forza di volontà, e da una confusione mentale innata.

Potrei continuare per sempre, ma credo di aver fatto il punto della situazione.

Ho da aggiungere che quello che sta passando Classic 21 ora è una roba insopportabile e mi sta facendo sclerare talmente pare un disco rotto. Toh eccone un’altra.

La soul mi risulta insopportabile.

Devo controllare  se posso inserire questa nuova niu entri nel curriculum vitae di un’anziana trentenne.

Prima però, magari, lavo un paio di tazze.

 

 

 

Morphine.

Mercredi 10 septembre 2008

Lo dicono, loro. « One day, there’ll be a cure for pain« . Io lo spero.  Spero che nel momento in cui ti senti come se ti avessero preso a calci per dodici giorni di fila, con un paio di quegli stivali chiodati che usavano una volta, in uno di quei momenti che respiri appena e ti dici che le scelte che hai fatto sono in assoluto quelle più stupide alle quali  qualsiasi essere sano di mente avrebbe pensato, nel momento in cui pensi Basta e raschi il fondo con l’unghia del mignolo ingiallita, e il massimo che ti capita di fare sperando di uscirne è frugarti addosso per cercare le chiavi di casa, ecco, in quel momento li io spero che arrivi un omino colla valigetta lucida, di quelle 24 ore di metallo fuori e in pelle umana dentro.  Si sieda sul tuo divano Ikea col rivestimento bianco panna a scanalature similvelluto che viene caldo solo a guardarle, si accomodi con calma e sfoderando sorriso più bianco che tu abbia mai visto, tiri fuori il classico barattolino dei medicinali, arancione il barattolo, trasparente, con delle cose che non leggi stampate sopra.  Mi aspetto che lo scrolli un poco, guardandoti con la sicurezza di uno che di cose nella vita ne ha viste a badilate, e ne estragga una pilloletta colorata, a seconda del colore che preferisci. Ce ne saranno verdi, blu, porpora, gialle, anche marroni per i soggetti con lo stomaco d’acciaio, io la sceglierei rossa, un rosso porpora, credo.  Lui dunque tirerebbe fuori sta pillolina rossa e mi chiederebbe con la voce di un angelo, Un bicchier d’acqua, prego. Anzi non me lo chiederebbe, me lo direbbe, cosi’ come l’ho scritto, Un bicchier d’acqua, pausa, prego. E io obbedirei senza opporre alcuna resistenza.

Lui mi porgerebbe la pillolina. Prego, ripeterebbe, e io tirerei giù uno di quei sospiri di sollievo che li fai una volta nella vita, cosi’ profondi che non credevi di poter contenere tutta quell’aria. Allora esiterei, assaporando gli ultimi istanti di martirio con uno stoicismo indubbiamente ridicolo.E poi hop. Giù la pillola, giù il bicchier d’acqua. Ruttino.

L’omino mi guarderebbe soddisfatto. Richiuderebbe la valigetta e mi lascerebbe il biglietto da visita sul tavolo, accanto ad una confezione di pillole rosse come piacciono a me. Andrei a leggere il biglietto con circospezione, come qualcuno che si aspetti di dover ipotecare la casa dopo aver avuto modo di accedere all’impossibile, ma vi leggerei scritto solo Signorina, Complimenti, Lei è una Fallita, resti cosi’, contiamo su di Lei.

Ripenserei all’omino e resterei basita, in un moto di dispiacere che in fin dei conti sarebbe vero solo nella forma, ma non potrei andare oltre.

E alla fine, penso, riderei.

 

Che tonta.

Jeudi 8 mai 2008

Oggi, a distanza di due anni, mi ricordo di un Blog di discussione fotografica che seguivo tempo fa. Ci trovo un post che, vai a indovinare per quale strano motivo, mi era totalmente sfuggito e prendeva un mio commento (il commento inghiottito dal net, introvabile) come spunto di riflessione. Non faccio in tempo a gongolarmi, andando a scartabellare tra i vecchi commenti per trovarne uno che soddisfacesse il mio narcisisimo, che incappo nella notizia, piuttosto lapidaria, che questo blog non ha piu’ ragion d’essere. Peccato, cavolo. Mi ricordo delle cose un minuto piu’ tardi. Peccato davvero.

Ora mi chiedo come sia possibile arrivare in ritardo pure bloggando.