Archive de la catégorie ‘Le mie liste inutili.’

Un veloce resoconto.

Mardi 23 septembre 2008

Questo riassunto mi esime dallo scrivere l’ennesima fastidiosissima lettera collettiva. Amici miei, parenti e curiosi di ogni sorta, voilà il resoconto del mio ritorno in 5 minuti scarsi.

Ho composto un Curriculum Vitae da paura, l’ho inviato a un po’ di possibili datori di lavoro.  Ci ho messo una foto carina di me questa:

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Ho iniziato a cristonare dietro all’assenza di mail subitanee nella mia casella elettronica. Ascolto la canzone più depressa del mondo (Eclipse degli Andromeda) e mi dico che delle volte riesco ad essere veramente masochista.Mi gongolo nell’idea che forse un giorno lavorero’ in uno studio per film di animazione.

Mi guardo il tatuaggio e mi dico che sono proprio fica. Il segno dell’abbronzatura distoglie la mia attenzione dal grigiume che filtra appena dai vetri dei finestroni.

Parlo di me. Mi consola.

Racimolo i pezzi di quello che ho disintegrato sperando che un giorno avro’ un po’ di superattack per rimetterli insieme. Tanto, mi dico, non ho bisogno della scatola per ricordarmi dove vanno. Cosi mi sveglio presto. Bisogna svegliarsi presto per concentrarsi meglio.Tento di limitare i danni imposti dalla tastiera belga e aggiungo apostrofi al posto di accenti, intanto aspetto che l’acqua profumata di mimosa, nella vasca da bagno, si raffreddi evitandomi inutili e ridicole scottature.

Ho scoperto che la mela abbassa il colesterolo. Ma non ne ho bisogno. Magari ecco, mamma, se leggi qui fai tesoro di questa informazione.

Ho iniziato la cura di ferro per tentare di arrestare per sempre i giramenti di testa che mi sbatacchiano sui mobili in giro per casa, e pare funzioni. Non sbatacchio oggi. Ma il ferro è veramente difficile da digerire cristo.

Ho cambiato il mio avatar e ci ho messo questa

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Trovo che corrisponda piuttosto bene.

Il 10 andro’ ad un concerto a Bruxelles. Dei Subsonica. Fa strano vengano fin quassù. Volevo andare a quello dei Motorhead ma sono sola. Anche per quello dei Porcupine Tree sono sola. Poi in ogni caso i Motorhead chiedono 40 euri e per quanto possano piacermi ho notato che non ce la posso fare.

Cosi’ aspetto una serie di cose.

Aspetto il lavoro, aspetto di poter fare quello che mi piace, aspetto di poter cantare di nuovo, ma Tommy ha detto che per quello posso contare su di lui. (Ecco ora l’ho scritto qui e sei fregato). Aspetto di avere soldi per andare via, per pagarmi nuovi cd, per comprare stupidaggini come il quadernino con la copertina rigida che ho visto al Delhaize. Aspetto Ottobre, o che torni l’estate. Aspetto Dicembre per poter tornare a casa. Aspetto di trovare gente che mi accompagni ai concerti che mi piacciono. Aspetto di poter liberamente dire quel che penso. Aspetto le pulsazioni. Prima o poi qualcosa dovrà smuoversi, qua dentro. Aspetto che Mede si laurei, che Rayanair abbassi i prezzi e che Novella trovi lavoro. Aspetto che una volta realizzato tutto cio’ mi vengano a trovare, o che si faccia un viaggio. Aspetto di ricominciare il perfezionamento su Maya e che la prossima volta che modellero’ una sedia, il formatore non mi dica Ammazza bella poi una volta viste le edge tutte storte aggiunga Ma che è sta catastrofe.Ecco. Più o meno, ma soprattutto aspetto l’estate.

Intanto cerco di rosicchiare le unghie dei piedi per vedere se ne sono ancora capace. Ma garantisco che ci vuole allenamento.

Tutto qui.

 

 

Stream of consciousness, solo che Joyce la scrive meglio.

Samedi 21 juin 2008

#1 Non riesco a concentrarmi. Quindi faccio pensierini piccoli e poco complicati.

#2 Finire i libri mi lascia cosi’ di merda che ne leggo ottanta alla volta. Ne ho almeno altri 4 oltre a quello ufficiale, aperti a faccia in giù sul comodino. Lo so, è un’abitudine di merda. Prima facevo le orecchiette con gli angoli, invece di usare il segnalibro. Per fortuna ho smesso.Poi ho iniziato a fare le crocette colla matita, ma non era pratico. Infine ho iniziato a usare il segnalibro. Ma quando leggo lo metto sulle gambe e poi non lo trovo piu’. Ergo sum.

#2 bis Tranne con Faulkner. Quando ho finito L’Urlo e il Furore ero una donna migliore. Per lo meno non ho dubitato della mia perseveranza. Un po’ come essere vegetariani. Non c’entra un cazzo. Ma l’idea la rende.

#3 Non ho la più pallida idea del perchè si dica fare le orecche alle pagine del libro. Non somigliano per niente a orecchie, hanno una vaga somiglianza con dei tetti. Ma fare i tetti alle pagine non si dice. Suona pure bene.

#4 Perchè sono vegetariana? Perchè l’ho deciso io, e a parte qualche compromesso mi pare sia la cosa che sia riuscita a portare avanti con parecchia perseveranza. Un po’ come finire  di leggere Faulkner. Appunto.

#5 Oggi per la prima volta da quando mi ricordo, non ho sorriso. Avro’ un giorno di rughe in meno, tra qualche anno. Non so se gioirne. Ma se lo facessi ora renderei vano questo pensiero. Mi astengo.

#6 Infine Berlusconi fa quello che ci si aspetta da lui. Mi stavo preoccupando.

#7 Comprendere la parola errore è qualcosa di estremamente difficile. Epifania delle 00.54 di ieri notte. Non è collegata con alcuna visione che mi abbia particolarmente marcato. E’ arrivata cosi’, come l’arcangelo Gabriele. Spero solo non porti merda.

#8 Ne avro’ fatti io di errori?

#9 Giudicare certe cose non sta a me. Fare errori implica sapere di avere voluto fare una cosa diversa per vari motivi. Vuoi perchè ti avrebbero reso una persona più felice, vuoi perchè ti avrebbero evitato guai, vuoi per altri motivi che non riesco a centrare per la concentrazione di cui difetto a partire dal punto uno. Per compiere un errore bisogna avere un’idea ben precisa dell’alternativa. Quindi deduco che siano gli altri, quelli con le idee precise riguardo a come vadano fatte le cose, a dover giudicare se io abbia fatto degli errori, perchè se io ci penso bene non ho proprio idea di come avrei potuto condurre la mia vita diversamente. O forse si. Ma meglio che se ne occupino gli altri.

#9bis Stesso corollario, ipotesi diversa. Non sono un’artista. Non spetta a me definire me. Non fa una piega. In ogni caso per essere artista, in primis, bisognerebbe muovere il culo.

#10 Io proprio non ho idea di come vadano fatte le cose. A parte Georges Perec che ci ha provato sfido chiunque a stilare un manualetto di istruzioni per l’uso della vita. Onestamente. Lo leggerei. Se ne conoscete di pratici prego postare titolo e autore. Si accettano anche esemplari self made.

#11 Quando sono pulita sono estremamente più contenta. Pero’ la doccia e il bagno mi sfiancano. Mi sento come se avessi attraversato la Manica a nuoto. Non credo sia normale.

#12 Spero di avere un qualche squilibrio ormonale, perchè senno’ non mi spiego un sacco di cose. No, non ho i baffi. Oddio, almeno credo.

#13 Il 13 è un buon numero per fermarsi.

Ch’.

 

Isteria Premestruale

Mercredi 7 mai 2008

Fanculo Battisti.

Fanculo i peli sulle gambe, fanculo la puzza sotto le ascelle e i bollicini. Fanculo ai capelli bianchi e le zampe di gallina. Fanculo le sise mosce e gli occhiali a fondo di bottiglia. Fanculo ai trentanni che sono trenta da almeno un paio. Fanculo al sottopeso, fanculo all’esser femmina, fanculo alle ovaie, fanculo all’utero e ai reni ma fanculo pure ai testicoli e quello che c’e’ dentro. Fanculo alla zozzeria, alla polvere e all’unto. Fanculo alle parole Innamorato, e Per sempre tu, ai violini, e ri-fanculo a Battisti. Fanculo alle 18.06 e al cucchiaino di ieri l’altro. Fanculo al calendario con le cose da fare. Fanculo alla pigrizia, fanculo al fanculo, fanculo quei giorni, e fanculo pure quegli altri, fanculo l’emicrania, fanculo il riflesso del sole sullo schermo, fanculo i cd da masterizzare, fanculo il Belgio e l’Italia, fanculo pure gli USA, fanculo il poter fare e non sapere se farlo. fanculo i rapporti di coppia, etero, omo, e derivati. Fanculo la fotografia, il computer e il maus, fotosciop e tutta la suite adobe. Fanculo Adobe. Fanculo il lavoro. E questo solo per quanto mi riguarda.

POI.

Fanculo la depressione, fanculo gli psicanalisti, fanculo Freud, Jung e compagnia bella, fanculo le macchine, la patente, e la Fiat, fanculo che non so guidare, fanculo che costa. Fanculo al telefono, fanculo alla bolletta e ai soldi, a ryanair e il viaggiare tutto quanto. Fanculo la fame. Fanculo le unghie e fanculo ammé. Eh.

Credo di aver finito.

Per il resto, tuttapposto.

Frutteffiori.

Mardi 25 mars 2008

 

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Ci sono le cose che non puoi dire. Allora non ci pensi. Cosi’, mi son detta, piuttosto che arrovellarmici e renderle tangibili parlo d’altro, scrivo d’altro.

 

C’e’ il Piccolo Diavolo in tivvu’. Nicoletta Braschi spara una serie di cose che le piacciono e non le piacciono.

 

A te cosa piace?
A me piace quando la gente mi sorride senza motivo, quando mi manda a fanculo se lo merito. Mi piace il numero 9 e credo il 14. Mi piace quando mi si chiede che ne pensi? Ma non perche’ non si sappia decidere, che me lo chiedano con un’idea precisa in testa ma con un interesse partecipe, e mi piace pensare che quel che dico possa comunque cambiarla. Cambiare un’idea mi rende estatica.
Mi piace l’odore della mimosa, ma dura poco. Mi piace quando faccio la fila e scorre veloce, passetto dopo passetto. Guardare un film e scoprire cose nuove. Mi piace ascoltare musica ad un volume altissimo e non riuscire a sentire altro, e ci infilo anche l’idea che la gente lo sappia e non provi a parlarmi. Mi piace il suono della chitarra e quando riesco a suonarla. Adoro lavarmi le mani quando sono veramente sporche. Mi piaceraggiungere il limite di qualcosa per poi tornare al punto di partenza. Non e’ vero. Odio ricominciare da capo. Preferisco continuare cose che ho lascito in sospeso e guardarle con occhi diversi. Mi piace la fatica che si prova dopo una corsa. Mi piace correre. Adoro sentire la gente confidarsi con me, adoro chi riesce a gestire le proprie difficolta’ e adoro esserci nel caso non riesca. Mi piace volere bene, mi piace essere innamorata. Pensare che ho ancora un sacco di tempo per fare le cose. Ecco! Mi piace pensare di avere tempo, adoro avere tempo. E mi piace anche pensare che c’e’ il modo di tornare indietro se si fanno errori. Che c’e’ sempre una scappatoia.

 

Mi piace il sole, mi piace sudare.
Mi piacciono i Kamelot e i Dream Theater. I Radiohead anche, soprattutto ultimamente, quel In Rainbows e’ formidabile. Veramente. Gli Andromeda anche, e i Rage, con tutto quello che comporta. Poi ce ne son troppi.
Mi piace, e me ne accorgo ogni giorno che passa, quando la gente intorno parla una lingua che posso capire senza sforzi mentali. Mi piace poter essere istintiva, e anche quando posso impedirmelo e ci riesco. Mi piace parlare ad alta voce, urlare, per rabbia per gioia, urlare. Mi piace litigare, essere gratificata, fare lunghe liste inutili. Mi piace quando la rabbia che ho viene smorzata da un’azione inaspettata. Leggere mi rende felice, leggere Vonnegut ancora di piu’, perche’ l’ho scoperto grazie a Mede. Dick anche. Disegnare e scrivere sono altre cose che mi svuotano. Il vuoto mi rende felice. Una carezza inaspettata anche. Ma non una invasiva, che parli di chi la fa. Una semplice. Senza mano, una che non sai da dove viene.

 

Mi piace mangiare quando ho fame, il sapore del salmone e del tiramisu’. Mi piace il caffe’.
Adoro potermi sentire indispensabile, anche se credo potrei odiarlo nello stesso identico modo. Mi piace esageratamente sentirmi desiderata. Mi piace sentirmi libera di poter dire quello che penso sapendo che dall’altra parte c’e’ chi sa relativizzare. Mi piace drammatizzare e rendere insormontabile una sciocchezza, per sentirmi grande una volta superata.
Mi piace poter smettere, quando ho esaurito la voglia.

 

Ch’.