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Madeleine #1

Mercredi 14 mai 2008

Avvertenza: Saltero’ di palo in frasca. Se siete epilettici vi conviene leggere lentamente.

 

Sto facendo un’immersione totale nei 70′s passando un po’ dagli 80′s che piacciono a me. Puccio anche io la Madeleine di Proust. Vediamo dove mi porta. Ma il thé mi fa schifo, cosi’ puccio su Youtube.

 

Combatto a colpi di Hits (che finezza) contro la dimenticanza. E devo dire che ci riesco bene. Sono passata da un Hotel California letteramente mozzafiato ad un Goodbye Stranger solare in tono con la meteo, fuori. Mi son buttata sull’ascolto dei Supertramp non si sa per quale grazie divina. Sono come le fragole, ne mangi una, poi ne azzanni un’altra. Fragole, ciliegine, arachidi, tutta roba minuscola che in bocca dura il tempo di avercela messa. Cosi sorvolo tra un Take a look at my girlfriend rimpastato in ogni salsa e il magistrale Dreamer.

Informazione di servizio: Papi, (ebbene si, proprio tu, proprio il mio), il disco degli Eagles che mi avevi passato era rovinato e non sono mai riuscita ad ascoltarlo. Mi sento come se mancasse qualcosa al completamento di un cockpit piazzato davanti ad un Concorde. Non si potrebbe rimediare?

Un decollo e’ impensabile altrimenti.

 

The Eagles, Supertramp, Dire Straits, oggi sono addirittura scesa nel guazzabuglio del pop e ci ho ritrovato un po’ di Duran Duran e di A-ha, poche cose in realta’ se non fosse stata per l’adorazione adolescenziale pittosto condivisa, direi, per un Simon L’è Bbon (riannodo, riannodo) dal vocetto caldo e suadente. Chissà che fine ha fatto tutta sta gente. E a cosa somiglia, ora. Per fortuna la morte mediatica implica una giovinezza eterna, in questi casi. Inutile suicidarsi per raggiungere un obiettivo simile. Inutile suicidarsi in ogni caso, aggiungerei, ma ognuno fa quel che meglio crede, non sto a sindacare. Tanto sulla terra, in fin dei conti, siamo troppi.

 

Anche solo i nomi mi danno sapori pieni di succo, in bocca. Iggy Pop, Lou Reed, Clapton, Dylan- gente, questa, che alla giovinezza eterna ha preferito l’immortalità tout court -, Sinatra, senza scordare l’entità Simon and Garfunkel, ce ne deve essere qualcun altro senza dubbio. Sapore di una roba che non c’e’ piu’. Ma non stantia. Non di pane vecchio, ma di vino di riserva. Pareva facile suonare, a sentire loro. Pero’ ci ho provato, non era vero.

 

Gli Extreme e il fischiettio degli Scorpions. Poi sono passata al metal. Colpa dei King Crimson, degli ELP e dei Rush. Combinati con le sedute forzate del trash di Megadeath, Metallica, Testament, Sepultura e Pantera a cui mi sottoponevano gli amici del gruppo e il mio primo grande amore. Si sa: il primograndeamore dice, tu fai. E Thrash sia. Grazie Ricca’.

 

Mentre assaporo la mia Madeleine, mi sorge il terribile dubbio che la base dell’ascesa musicale, che mi ha condotto fin dove sono, la occupi Cristina d’Avena.

Già.

Cantava di Licia, Mirko, di Pollon e di altri nomi impronunciabili dal mangiadischi di casa di Selene e Raffaele. I dischi erano i loro, ma ricordo di aver frequantato quella casa per parecchio tempo, e spesso. C’e’ da dire che Raffaele se ne fotteva, di Cristina d’Avena. E si ballava io e Selene, nel tinello. Si cantava di Creamy e Sandy dai millecolori, sperando di diventare, un giorno, almeno fiche (- Mamma, siamo a Roma, non a Milano. si dice cacare, non cagare. Fica, non figa – ) quanto loro e poterci disegnare gli abiti con la bacchetta magica e poter portare la minigonna senza quelle calze 60 denari, orribili, color pisello. Poi, inevitabilmente, si finiva col porci i grandi dilemmi della vita.

 

- Si ma se finisce la magia, che fai vai in giro nuda?

- Uh hai detto nuda!

- Eh, senza vestiti. Nuda.

- * Risatina imbarazzata*

 

L’epoca in cui pensavo che scopare fosse effettivamente dare una mano alla mamma con le pulizie di casa, e no, ovviamente, non scopavo nemmeno in quel senso. La mia pigrizia ha radici ataviche. Oppure che l’ormone fosse un’entità divina attaccata da qualche parte sul corpo dell’essere maschile (un orecchino? un braccialetto? poteva essere una buona idea per San Valentino, l’ormone nuovo?), che come le passi anche solo vicino o ti capita malauguratamente di sussurrare ormone quando c’e’ un maschio nei paraggi, questa entità si materializza e raggiunge dimensioni stratosferiche. Poi, per quanto ne sapevo io, te lo potevi portare dietro attaccato al filo come un palloncino. Avevo amiche colte io, a 11 anni. Cristina d’Avena gracchiava pure quando si parlava di cosa si poteva e non si poteva fare con un ragazzo. Noi li chiamavamo Ragazzi. E io avevo degli occhiali giganteschi. E con un Ragazzo, al limite un bacio sulla guancia se andava bene. La storia dell’ormone mi aveva impensierito, e non avrei saputo dove piazzarla in cameretta, una cosa simile, quindi cercavo di non avvicinarmi troppo, mi pare logico.

 

Non che ora sia molto cambiato. Pero’ ho una casa più grande.