Archive de la catégorie ‘Ora et Labora’

à Consommer Frais

Lundi 8 mars 2010

chahut095.jpg

Fa piacere, delle volte, arrivare a capo di qualcosa.

 

Ch’

 

Step 1: Normalizzazione.

Mercredi 11 mars 2009

 

Sono secoli che mi freno, non volevo scrivere niente, perché con tutto il marasma italiano, tra crisi e licenziamenti, stupri che spuntano a ogni angolo che prima sono gli extracomunitari poi no, poi gli extracomunitari denunciano e sono buoni pure loro poi no,  immigrazioni regolari che valgono come quelle abusive, il papa che proprio non tiene una mazza da fare che rompere i coglioni a mezzo mondo, la guerra per il testamento biologico, la costituzione usata come carta igienica, Berlusconi che concorre a presidente del mondo, i ghei che sono ghei più di Luca ma sempre meno di Luxuria, e il festival di sanremo in generale, parlare dei cazzi miei mi sembrava la cosa più ridicola che potessi fare.

Solo che qui mi si tocca il mio minimicromondo. E di questo posso parlare senza perdere il senno una volta per tutte.

Ieri, o ieri l’altro, non ricordo bene, ricevo una mail il cui titolo recita così:

Hai uno zio vescovo?

Non ho guardato il mittente, ho pensato fosse uno scherzo di qualche mio amico a conoscenza delle mie disavventure lavorative. Spesso gli amici fanno queste cose di rigirare il dito nella piaga. Solo che no, non era questo il caso. Il mittente è un sito al quale ero iscritta nel periodo masochista in cui avevo quasi deciso di tornare a vivere in Italia costi quel che costi.

Lo scopo del sito sarebbe quello di aiutarti a trovare un impiego, ci si infila il curriculum, si cercano posti vacanti, si scrive, si prega. Il fatto che io non abbia mai ricevuto risposte alle candidature inviate all’epoca mi lascia supporre che non serva a niente, e cio’ mi indispettisce,  per questo che non citerò il nome del sito.

Il contenuto della mail era il seguente:

Se non hai un papà ministro o uno zio vescovo

clicca qui.

Io c’ho cliccato perché per fortuna non ho papà o zii che fanno lavori inutili.

Il link porta sul sito di questa compagnia trova lavoro. Entri che ti sbattono in faccia il fatto che tu non hai bisogno di parenti con lavori inutili e tristemente noti per essere fonte di raccomandazioni di ogni sorta, perché oramai hai loro, la compagnia trova lavoro.

Grazie.

Ora, sono d’accordo nell’affermare che questa loro mossa pubblicitaria funzionia: ha incuriosito anche me nella mia profonda e patetica ingenuità. Non nascondo di aver aperto il sito quasi speranzosa che addirittura le agenzie interim o similia avessero deciso di denunciare apertamente questa pratica malsana che in Italia riempie i posti più importanti o meno di gente completamente incompetente.

Invece no. Non è una rivolta, è solo pubblicità. Sfruttano il fatto che il mondo va così e ci si infilano in mezzo con una non chalance quasi irritante. Così mi sono irritata.

Mi chiedo come sia possibile che invece di indignarsi, incazzarsi, alzare la voce, fare cose o non so che, si sfrutti questo fenomeno degradante per far avanzare la campagna pubblicitaria di un sito che a conti fatti non serve a niente? [e dal quale, per inciso mesi fa dicevo di ricevere offerte per posti di lavoro come sarta o centralinista]

Grazie a questi geni ho anche scoperto che i vescovi servono a qualcosa.  A parte mandare iatture e scomuniche a destra e manca. Lo ignoravo. E dubito che piazzino nipoti e amici a suonare le campane delle chiesette circostanti, perché che mi risulti non è un lavoro di quelli che rendono parecchio. A meno che con i nuovi accordi non sia cambiato qualcosa e i preti non siano stipendiati dallo stato. Sempre detto che non siano extracomunitari, perché si sa, un extracomunitario prete che suona le campane ruba il lavoro a un raccomandato italiano.

C’è crisi.

A questo aggiungo pure il programma televisivo, non so a quale canale appartenga, quello coi raccomandati che dimostrano di non essere effettivamente capaci di fare una cippa.

Normalizzazione. È così di solito che si annichilisce un certo senso critico, e si assopisce quell’indignazione necessaria per fare avanzare le cose.

Io penso che certi argomenti dovrebbero essere trattati coi guanti, perché sono gravi.

Non si può essere così arroganti da sfruttarli per il proprio tornaconto.  Perché poi ci si ritrova infilati volenti o nolenti nel classico iter: succedono cose, la gente ha una prima reazione di disgusto o rabbia, qualcuno provvede ad ironizzarci su, i media di colpo ti tirano fuori il caso di mille altri fatti identici (manca la manina sulla spalla Vedi? È comune non preoccuparti), a te sembra di avere una specie di ronzio nelle orecchie, ti disinteressi al fatto, tanto ne parla chiunque, ti annoia pure un po’ a dirla tutta, e all’improvviso ti ritrovi in bocca quella frase maledetta che somiglia a un tanto le cose vanno così, mentre il resto della gente, quella col senso critico annichilito, ne deduce un oh che ci vuoi fare, iscriviamoci a questo sito.

L’attenzione si sposta dall’eradicazione del problema, al come salvarsi le chiappe proprie e solo quelle. Perché quando una cosa diventa di dominio pubblico così, quando arriva sulla punta della penna dei media, te la rubano, la fanno propria e ti fanno sentire completamente impotente.

E nascono frasi complete come oh che ci vuoi fare le cose stanno così.

E ne parlo proprio perché ne stanno accandendo di disgustose, laggiù nello stivale.

Pero’ un conto è che accadano, un altro conto è che le si trovi normali.

Quindi sono preoccupata, perché giorni fa dall’altra parte della cornetta mi è giunta all’orecchio una frase che somigliava a un Oh, che ci vuoi fare.

E io non ho trovato niente di meglio da dire che Infatti.

 

 

 

Sottofondo musicale: Joni Mitchell – Ladies of the canyon

Equazione

Dimanche 28 décembre 2008

Assodato che

So fare bene il mio lavoro,

+
non posseggo raccomandazioni di sorta alcuna

=

Non riuscirò mai a lavorare in Italia.

 

 

Credo sia a causa del fatto che so fare bene il mio mestiere, per lo più.

Ma non ne sono sicura.

 

 

Buona camicia a tutti.

Quando crescerai ci sarà la neve. Forse.

Lundi 24 novembre 2008

Visto che io rifaccio il mondo di Domenica, seguendo una logica ferrea e difficilmente oppugnabile, dovrei riposarmi durante tutto il resto della settimana.

Cosí non è.

Oggi per esempio, ho trovato come mettere gli accenti sulla O e sulla I. Ne vado piuttosto fiera nonostante l’illuminazione sia arrivata del tutto casualmente. Cercavo di mandar via con l’unghia una caccoletta bianca su un tasto e ho scoperto che di caccoletta non trattavasi, ma di accento sguinzagliato.

Ho fatto alcune prove ed ora posso con orgoglio annoverare i miei scritti nell’albo di scritti  (sempre detto esista) che si adeguano vieppiù all’ortografia della mia lingua natale.

Tra pochi minuti, il tempo di stampare la prova della foto che presenteró all’esposizione, usciró di casa e andró a sottoporre la mia stampa al giudizio dello stampatore, di modo che Egli possa copiarla e creare l’opera d’arte che mi rappresenterà nel vespaio di fotografi del panorama artistico liegese.

Tutto ció non ha prezzo.

La foto è questa:

 

nuit.jpg

Tra tutte le cose che devo fare, trovare lavoro, capire come riuscire a centrare le foto senza che il correttore automatico di Unblog decida arbitrariamente di ripiazzarla a sinistra, inviare mail, guardare feisbuc, scrivere sul forum, gestire il mio, pulirmi le unghie dei piedi e lamentarmi dell’instancabile avanzata dell’inverno sui miei capelli, temo di perdere di vista la struttura del mondo che ho creato ieri, con la conseguenza di dover ricominciare da capo domenica prossima.

Se avessi un lavoro fisso probabilmente questo pianeta non avrebbe futuro.

Ma credo sia un rischio che devo correre.

Non vogliatemene.

 

 

 

Europei di tutto il mondo.

Mardi 30 septembre 2008

Ovvero: Questo è il più noioso degli scritti che pubblico. Ed è pieno di parolacce.

Ebbene si, invece di stare a incazzarmi da sola nel mio angolino ho deciso di rompere le palle a questo Reame del Belgio, al Re, ai ministri, e alla gente che di diritto internazionale ci capisce qualcosa. Allora mi sono informata.

La legge Europea dice che i cittadini Europei, che viaggiano o lavorano nei paesi membri dell’Unione, debbano godere degli stessi diritti dei cittadini del paese che li ospita.

Ieri la sottoscritta ha ricevuto l’ordine di lasciare il Belgio.

E’ un foglio pro forma, dicono, Non devi mica lasciare il territorio per forza, Sei una cittadina dell’Unione.

E meno male, altrimenti mi avrebbero pure dato un calcio in culo.

Fattosta che ho ricevuto e firmato questo (ovviamente riempito con i miei dati):

 

Ordine di lasciare il Belgio (in francese)

 

Faccio notare come l’Annexe 20 sia espressamente riservato ai cittadini dell’Unione Europea e come riprenda una legge emessa nel 1981, quando l’Unione Europea era una favoletta nata da poco. Quindi mi hanno tolto ogni diritto. A parte quello di andare in giro per 3 mesi a scattare foto al manneken piss, alle palle del toro tinte di giallo (una lunga storia), o unirmi in incognito col gruppo di giapponesi la domenica.

Dicono: Tu firma qui, ma mica te ne devi andare, Resta! Resta cummé, pero’ mi hanno tolto il numero nazionale, senza il quale, faccio di nuovo notare, io non esisto nemmeno, in questa merda di posto. Ah, tra l’altro. Oggi piove.

Poi mi sono chiesta, Ma possibile che nessuno abbia denunciato una simile atrocità alla Corte Europea?

Si. L’hanno fatto gli inglesi. Nel 2006. Per chi si diverte a martellarsi le dita dei piedi, la causa è la C-408/03. Infatti ora, invece di buttarti fuori a spintoni, mentre firmi il foglio, ti dicono: Ma non è sul serio, è solo per chiudere una procedura. Tu, che di legislazione Europea non ne sai un cazzo, perché è l’ultima cosa che ti insegnano ovunque, dai una scorsa al foglio e ci rimugini su, pero’ ti fai anche un ragionamento inattaccabile, Vabbene, è fittizio, ma metti che allo stato gira il culo? Io sto foglio l’ho firmato, potrebbero imbucarmi a casa quando gli torna più comodo e portarmi fuori a randellate. Perché, per chi non avesse letto o non potesse leggere, sul retro del foglio c’è scritto che se non te ne vai tu entro i limiti di tempo imposti, vengono loro, ti acciuffano, ti ammanettano, ti portano alla frontiera (valla a trovare, ormai, la frontiera) e ti ingabbiano fino a che non li supplichi di metterti su un aereo o treno che si voglia, non importa come, pure nudo con un post it attaccato sulla schiena che riporta scritta Sono un coglione.

Cosi vivi nel terrore, fino a che non decidi a schiarirti le idee cercando di decifrare leggi e decreti e fogliacci di ogni sorta. Due anni di Scienze politiche mi hanno aiutato a capire  almeno come si cercano le cose. Alla fine sono stati soldi spesi bene. Purtroppo non tutti hanno 2 anni falliti di Scienze Politiche alle spalle. E c’è gente che magari rinuncia e non si incazza.

Ora io mi chiedo: il Belgio è stato sanzionato dalla UE. C’è scritto nel bollettino ufficiale. I fogli che mi hanno dato non valgono un’accipicchia, anche quello c’è scritto. E c’è anche sottolineato che la politica Belga sull’immigrazione è qualcosa che non sta né in cielo né in terra. Pero’ senza numero nazionale io non esisto. E anche se, mossa a pietà, la tizia dell’amministrazione ha re-introdotto una domanda di soggiorno per riottenere i miei diritti, prima di 5 mesi non avro’ manco la possibilità di lavorare per conto mio, (come ho fatto fino ad oggi) perché senza numero nazionale non posso fatturare.

Mi resta da trovare come far valere tutti questi diritti Europei che ho, perché immagino di averne.

Se qualcuno (o anche l’amico dell’amico di qualcuno) ha anche una vaghissima idea, vi prego, segnalatemelo.

 

 

 

Giorni di ordinaria follia

Samedi 27 septembre 2008

Poi dicono che solo i pezzi prog durano tempi interminabili. Invece sto Farewell to Arms dei Machine Head è un 10 minuti di potenza ininterrotti.

Ma non è di quello che volevo parlare. Volevo raccontare una favoletta.

Capita che delle volte uno lavori. Capita che i soldi che versa allo stato, qualsiasi stato , per intenderci, siano la metà esatta di quello che gli arriva in tasca, e si chieda se tutto questo non sia un po’ eccessivo. Pagare la pensione, gli stipendi e la cartaigienica di servizi che lui non puo’ nemmeno usare, perché precisiamo, capita che questo nostro lavoratore occasionale sia ospitato in un Paese diverso da quello che l’ha messo al mondo.  E che debba rendersi periodicamente in locali amministrativi per provare che, sebbene non abbia un lavoro fisso, contribuisca al benessere economico del Paese che lo accoglie. E ci va. Gli rode, perché questo tran tran si ripete ogni sei mesi, o ogni mese, a seconda di come giudichino il suo operato, pero’ eccolo li’, con i moduli di licenziamento in mano che ascolta musica di vario genere dagli auricolari, e aspetta. Malauguratamente capita, e nel giorno in cui si è un tantino più scazzati del solito, che lo stato si trovi nelle vesti di una simpatica donnina che puzza di birra alle 3 del pomeriggio e gli dica, Ah no, sti contratti mica capisco che roba sono, Torna con tale e tale documento. Gli si farebbe notare a questo Stato caparbio e rallentato dai fumi dell’alcol, e allo scopo esclusivo di rendere il tutto più veloce e chiaro, che quelli che si stanno proesentando Sono dei moduli di licenziamento, e si proseguirebbe coll’evidenziare il nesso logico che forse sfugge per cui Se sono stato licenziato probabilmente questo implica che io abbia avuto un posto di lavoro a tempo determinato e che abbia fisicamente operato per portare a termine il compito che mi era stato affidato. Pare sia questo lavorare. Lo Stato ubriaco ciondolerebbe e continuerebbe a scuotere la testa visibilmente disinteressato. Il nostro lavoratore si chiederebbe, prima di sbottare in una crisi isterica, come sia possibile riuscire a percepire l’alito dello Stato, nonostante ci sia un vetro antisfondamento tra di loro. Riesce a malapena a carpire le parole pronunciate, mentre la puzza di birra è li’ e offende la sua respirazione. Trovare  moduli, gli viene intimato, fine discorso.

Impossibile.

Capita anche che a volte uno decida di mandare tutto a cacare e tornarsene nel suo bel paese soleggiato, trovare lo sconforto di una situazione economica ai limiti dell’accettabile, notare che con tutta la buona volontà, a parte andare a mendicare o battere le strade, non puo’ farcela, cosi’ se ne torna a testa bassa nello stato rappresentato dalla donnina ubriaca e decidere di seguire dei corsi che gli permetteranno di diventare quello che non è ancora.

Capita che chiami l’ufficio dell’impiego il giorno prima di iniziare il corso, gratuito per i disoccupati legali un salasso per tutti gli altri, per chiedere se si possa definire un disoccupato legale e sentirsi dire Certo, lei è un disoccupato legale. Allora capita anche che uno si dica Bello, diventero’ qualcuno che non sono ancora, e va al corso. Lo frequenta, impara cose e si proietta nel futuro, sollevato per l’aver trovato una nuova possibilità lavorativa tra tutte quelle che aveva precedentemente considerato.

Il giorno in cui gli arriva la telefonata dal centro dell’impiego di cui sopra, e gli si annuncia che le sue carte non sono in regola si chiederà Oh poffarbacco, cosa succederà mai? E si informa. Deve iscriversi di persona, gli dicono, e lui va ad iscriversi di persona.

Fa tre ore di fila. Invece di leggersi le Bustine di Minerva di Eco, che si è portato apposta perché sono corte e puo’ leggerne una senza il panico di essere interrotto, si rosicchia le unghie perché inizia a venirgli il dubbio che se le cose non vanno come dovrebbero si troverebbe una bolletta gigante da pagare e riflette sui metodi di fuga rapida.

Lo chiamano. Capita che poi tocchi a noi, quando si fa la fila. E capita che quando si entra, finalmente, ci chiedano la carta di identità. Il nostro eroe se l’aspettava, e l’ha preparata. Anche sui cartelli fuori c’era scritto:Per tutti i belgi (prendiamo uno stato a caso sul mappamondo) e cittadini europei, preparate una carta di identità valida, per tutti gli altri il permesso di soggiorno. Fico, essere europei, si dice. Cosi’ si appoggia coi gomiti al bancone e mostra la carta di identità. Questa non vale, qui, gli dicono. Come no, risponde lui, sui cartelli c’è scritto per i cittadini UE preparare la carta di ideantià valida. E la signora che per fortuna almeno non puzza di alcol, gli dice che si riferivano a quella belga, che contiene  il numero del registro nazionale. Capita che gli si risponda, a quella signora, che sul documento che si possiede, quello validato dal Royaume de Belgique, c’è espressamente scritto che non possiede alcuna validità di carta di identità. Lei risponde alzando le spallucce Me lo dia, e lui gliela mostra, la carta blu-violacea che non vale per provare chi sei o dove vai, ma solo che lavori. Capita che la carta sia scaduta, perché lo stato rappresentato dalla donnina ubriaca non abbia capito come si leggessero i fogli che per mestiere avrebbe dovuto saper leggere.

E capita che la signorina dell’ufficio per l’impiego dica No, mi spiace,  la sua carta di identità (si ostina a chiamarla cosi’) è scaduta, lei non è iscritto all’ufficio che rappresento e va da sé che tutto il corso che ha frequentato fino ad oggi pensando di essere un disoccupato legale, deve essere rimborsato.

Ma sono un cittadino E-u-r-o-p-e-o, sillaberebbe lui, e si sentirebbe apostrofare che Non importa, se vuole lavorare in questo stato bisogna che abbia una carta di identità valida. Ma la mia E’ valida, capita che risponda il nostro beniamino. No, sto parlando di quella belga, direbbe di nuovo la signora spazientita, ma per amore di cronaca e per chiamare le cose col proprio nome gli si farebbe notare di nuovo e sventolando animatamente quel pezzo rigido di carta plastificata che quella non è una carta di identità. In tutta risposta  ridacchierebbe, lei, dicendo Ah, è vero, ma tra noi la chiamiamo cosi’.

Già, fico essere europei.

Il nostro beneamato pseudolavoratore se ne sta ora davanti a un qualsiasi schermo di un qualsiasi computer ascoltando la musica più incazzata in suo possesso, che capita essere A Farewell to Arms dei Machine Head. Lascia urlare loro per non dover urlare lui.

O lei, a seconda dei punti di vista.

E si chiede se tutto questo non sia un po’ eccessivo.

 

Previsioni

Vendredi 12 septembre 2008

 

Previsioni dans Il Minuto di Frustrazione. stage_fine_bassa

© jobtalk.blog.ilsole24ore.com

Sono sicura che, a breve, sui motori di ricerca per l’impiego (tipo monster, stepstone etc) diventerà necessario digitare:

Categoria: Lavoro.

Tipologia: Remunerato.

Per essere precisi, eh.

Non ho dubbi che stiano per aggiornare il sito, al fine di aggiungere queste fondamentali opzioni. Faciliterebbe la ricerca. Sul serio.

Cheers.

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