Oblivion Ocean

1 avril 2008

 

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La resa dei conti e’ vicina.

 

Non so quanto, ma la sento di un vicino che mi faccio paura da sola. Oggi c’era il sole. Saranno questi i rari momenti di catarsi di cui posso usufruire che mi danno una mano a far chiarezza. Il cielo si sgombra, il mio cervellino pure. Fa una paura tremenda. Sara’ che a tuffi sono sempre stata una sega. Fatto sta che pare mi spintonino su questa bella passerella, a me piace pensarmi su una nave pirata, di quelle addobbate di banidere con teschi e mutandoni strappati appesi a qualche filo.
Tanto l’acqua c’e', non oggi, ma di solito c’e’.
Sara’ che l’ora solare mi ha fornito sessanta minuti in piu’ per pensare.
Sara’ che sono stufa.
Stufa di aspettare. Di non sentirmi in grado di scegliere quel che penso mi renda felice perche’ sembra sia un atto suicida. Di stare qui e aspettare il colpo di scena. Di tenere le redini in mano. Sarebbe bello se lasciassi il timone giusto il tempo di un caffe’ e sta barca andasse avanti da sola. Ma no, il timone gira come impazzito e ti piglia a schiaffi con quegli spuntoni che si ritrova. E il caffe’ te lo puoi mettere in un posto a caso di quelli ipotizzabili. Stufa pure di dipendere dalle decisioni di una overmind nella quale oltretutto mi sono sempre rifiutata di credere.

 

Si puo’ anche dare la colpa a questo Oblivion Ocean dei Pain of Salvation che mi strazia l’anima ogni sacrosanta volta, ma non e’ colpa mia. Questo sito (riferito a Bloggers nda) funziona di merda e ora sono riuscita a collegarmi. Potevi aspettare un’altro pezzo, dici, no. Mo che ci sono lo sfrutto. Eh. Abbiate pieta’. E pazienza.

 

Ho anche il messanger che sbrilluccica come impazzito ma lo ignoro, imperterrita, non sia mai che non riesca a tirar fuori il tirabile.

 

Niente, ho ceduto.
Lo dicevo, durante l’universita’, ho la forza di volonta’ di un’aspirina in un bicchier d’acqua.
Maledizione.

 

E’ notte. Non so che cazzo di tempo faccia fuori, e francamente me ne fotto.
Passo e chiudo

 

 

 

Ch’

 

Frutteffiori.

25 mars 2008

 

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Ci sono le cose che non puoi dire. Allora non ci pensi. Cosi’, mi son detta, piuttosto che arrovellarmici e renderle tangibili parlo d’altro, scrivo d’altro.

 

C’e’ il Piccolo Diavolo in tivvu’. Nicoletta Braschi spara una serie di cose che le piacciono e non le piacciono.

 

A te cosa piace?
A me piace quando la gente mi sorride senza motivo, quando mi manda a fanculo se lo merito. Mi piace il numero 9 e credo il 14. Mi piace quando mi si chiede che ne pensi? Ma non perche’ non si sappia decidere, che me lo chiedano con un’idea precisa in testa ma con un interesse partecipe, e mi piace pensare che quel che dico possa comunque cambiarla. Cambiare un’idea mi rende estatica.
Mi piace l’odore della mimosa, ma dura poco. Mi piace quando faccio la fila e scorre veloce, passetto dopo passetto. Guardare un film e scoprire cose nuove. Mi piace ascoltare musica ad un volume altissimo e non riuscire a sentire altro, e ci infilo anche l’idea che la gente lo sappia e non provi a parlarmi. Mi piace il suono della chitarra e quando riesco a suonarla. Adoro lavarmi le mani quando sono veramente sporche. Mi piaceraggiungere il limite di qualcosa per poi tornare al punto di partenza. Non e’ vero. Odio ricominciare da capo. Preferisco continuare cose che ho lascito in sospeso e guardarle con occhi diversi. Mi piace la fatica che si prova dopo una corsa. Mi piace correre. Adoro sentire la gente confidarsi con me, adoro chi riesce a gestire le proprie difficolta’ e adoro esserci nel caso non riesca. Mi piace volere bene, mi piace essere innamorata. Pensare che ho ancora un sacco di tempo per fare le cose. Ecco! Mi piace pensare di avere tempo, adoro avere tempo. E mi piace anche pensare che c’e’ il modo di tornare indietro se si fanno errori. Che c’e’ sempre una scappatoia.

 

Mi piace il sole, mi piace sudare.
Mi piacciono i Kamelot e i Dream Theater. I Radiohead anche, soprattutto ultimamente, quel In Rainbows e’ formidabile. Veramente. Gli Andromeda anche, e i Rage, con tutto quello che comporta. Poi ce ne son troppi.
Mi piace, e me ne accorgo ogni giorno che passa, quando la gente intorno parla una lingua che posso capire senza sforzi mentali. Mi piace poter essere istintiva, e anche quando posso impedirmelo e ci riesco. Mi piace parlare ad alta voce, urlare, per rabbia per gioia, urlare. Mi piace litigare, essere gratificata, fare lunghe liste inutili. Mi piace quando la rabbia che ho viene smorzata da un’azione inaspettata. Leggere mi rende felice, leggere Vonnegut ancora di piu’, perche’ l’ho scoperto grazie a Mede. Dick anche. Disegnare e scrivere sono altre cose che mi svuotano. Il vuoto mi rende felice. Una carezza inaspettata anche. Ma non una invasiva, che parli di chi la fa. Una semplice. Senza mano, una che non sai da dove viene.

 

Mi piace mangiare quando ho fame, il sapore del salmone e del tiramisu’. Mi piace il caffe’.
Adoro potermi sentire indispensabile, anche se credo potrei odiarlo nello stesso identico modo. Mi piace esageratamente sentirmi desiderata. Mi piace sentirmi libera di poter dire quello che penso sapendo che dall’altra parte c’e’ chi sa relativizzare. Mi piace drammatizzare e rendere insormontabile una sciocchezza, per sentirmi grande una volta superata.
Mi piace poter smettere, quando ho esaurito la voglia.

 

Ch’.

It’a long and winding road.

17 mars 2008

It'a long and winding road. dans Foto Danse1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si ricomincia, bene o male.

Tanto per cambiare, piove.

Ch’

 

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