Osservazioni sparse circa il nuovo anno.

5 janvier 2010

Punto uno: Facebook ha fagocitato le buone risoluzioni dello scorso anno, concernenti questo blog.
Se aggiorno ogni morte di papa è colpa di feisbuc, principalmente (detto questo, mi piacerebbe aggiornare questo blog più sovente, mantenendo veritiera la prima proposizione di questo interminabile periodo).

 

Mai sottovalutare il potere delle frasi corte messo a disposizione da feisbuc. D’altronde, credo di aver immesso il sistema dei 160  caratteri (per cifrare a casaccio) di default anche nella scrittura generalizzata e nella lingua parlata. E riflettendoci mi dico: giusta mossa Signor feisbuc! Seguiamo il suo semplice ragionamento: se (notare il se) tu, utente medio di qualsiasi cosa, pensi, pensi corto, mica ti metti a riflettere sui massimi sistemi da solo e senza ascoltatori. Quindi Lui, il re dei social network, quando stimola la tua creatività mettendoti a disposizione uno spazietto esiguo per scrivere il tuo pensiero (notare il singolare), ti incita, praticamente, a svuotare il sacco. E grande sollievo ne deriva, permettendoti di continuare a svolgere meccanicamente le funzioni per cui sei previsto.

Catartico, no?

 

Ma glissons, pensavo di fare un utilizzo diverso di questo spazio, ma ancora non ho compreso come. Potrei scomparire nella natura (virtuale, la natura, fatta di piante e palme piene di pixel inquinati e segati da umani pixel per costruire mobili dell’Ikea virtuale) (da cui deriva il Punto uno emmezzo: smettere di andare sul sito di Ikea favorisce la vegetazione equatoriale virtuale) (e io posso darmi alla macchia senza intossicarmi). Oppure potrei usare forza di volontà e andare avanti imperterrita. Purtroppo, in questa lista di novità e osservazioni sparse, esiste il punto tre (cfr) che annulla la frase appena citata.

 

Punto due: La salopette è poco pratica in bagno.

 

Punto tre: Anno nuovo non implica automaticamente forza di volontà rinnovata.
Peccato perché ci sarebbe servita.
‘Ci’ riferito alla nostra maestà.

 

Ebbene sì, la nostra maestà va a fare pipì con la salopette.
E usa feisbuc. Se ce la fanno quelli del popolo viola, a organizzarsi per incontrarsi tutti in piazza allegramente, io posso benissimo sfruttarlo per conquistare il mondo. No? Osservazione da cui deriva, ça va sans dire, il concetto di Nostra Maestà. Me.

 

Punto quattro: Il 21 c’è il concerto dei Fear Factory al vk* e nessuno vuole venire con la nostra maestà. E’ un vero peccato. Ah, la nostra maestà ha anche acquisito il foglio rosa, che nelle lande del pianto eterno non è rosa, meglio così perché è un colore che detestiamo. Peccato che con i fogli rosa, che non sono rosa, e le buone intenzioni, non ci possiamo recare al concerto dei Fear Factory da sole.

 

Punto cinque: le temperature sono costanti, nelle lande del pianto eterno, e la neve non accenna a sciogliersi.
Il che mi inquieta, ci inquieta, perché non reputiamo salubre cadere di culo per due anni di fila davanti ad una folla in perfetto equilibrio. Non fa Maestà, e se poi consideriamo che un giorno la mia identità sarà svelata e si scoprirà che a conquistare il mondo è stata quella tizia che si è piantata di culo sul marciapiede tra St Laurent e il Cadran, ci faccio brutta figura.

 

Questo è quanto.

 

Di risoluzioni per il prossimo anno manco l’ombra. Né buone né cattive.

 

C’è chi lo reputa un buon inizio.

Osservazioni sparse circa il genere umano #2

28 juillet 2009

ovvero:   Osservazioni sparse circa il genere umano #2 dans Osservazioni sparse circa il genere umano 57fc0a8a14e731cc206637487f04f5e0

 

Il camionista di solito vive in cubicoli di un metro e ottanta di altezza per un metro emmezzo di larghezza. Ci mangia, ci dorme e immagino ci faccia anche dell’altro, oltre ad espletare la sua funzione di camionista, che consiste nel guidare a zigzag sull’autostrada e osservare attentamente quel che succede attraverso i tettini apribili delle utilitarie che accosta; per poi riferirne il contenuto a casuali compagni di viaggio. Tutto rigorosamente guidando in doppia fila.

Il camionista, in media, misura un metro e ottanta centimetri di altezza per un metro emmezzo di larghezza.

Se i cubicoli misurassero due metri per due metri, il camionista, alla lunga, si adatterebbe di conseguenza.

CVD?

Estro-versione.

23 juillet 2009

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Titolo dell’opera: Viola impara a tenere oggetti a debita distanza dalle cavità nasali. Un paio di dita sotto le narici, per l’esattezza.  © Me Medesima, oggi. 


Giusto per non lasciar sguarnito il mese di Luglio.

Sono molto occupata a non pensare a cose, di questi tempi.

Declino ogni responsabilità legata a questa mia attività.

 

Fa rima, stacce.

 

sottofondo musicale: Uriah Heep – Easy Livin’ (meglio di così non potevo scegliere)

Osservazioni sparse circa il genere umano #1

16 juin 2009

ovvero: mai guardare una dimostrazione di tektonik prima di pranzo. Rettifico, mai guardare una dimostrazione di tektonik.

 

Mi chiedevo perché la gente non balla più come negli anni 60/70.

Mi sono risposta che forse è perché la gente non suona più come negli anni 60/70.

 

Ma è solo un’ipotesi.

 

foto rubata a un sito.

© – foto rubata a un sito qualsiasi

The familiar sound of no one caring.

9 juin 2009

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Prendo decisioni come fossero caramelle, di questi tempi.

Oggi mi tiro fuori, visti i risultati delle elezioni, da quelle pratiche da stadio che prevedono un tifo smisurato per una bandiera, o un partito che sia, e lo sorreggono devastando di insulti la parte avversa.

Inizierò, piuttosto, a ridermela bellamente, guardando chi lo fa. E ricomincerò a pensare ai cazzi miei. Ogni tanto leggerò i giornali italiani, e ricorderò con estremo sarcasmo questo periodo nero nella storia politica italiana, come il punto di rottura tra me e la ‘mia’ gente .

Ho la possibilità, lo faccio.  Per lottare, o anche solo sperare, nella salvezza di un popolo, bisogna avere un paio di punti da cui partire, il primo, in questo caso, è che il popolo abbia qualcosa da cui essere salvato, che sia capitato in una situazione tragica suo malgrado, l’altra è perché si è convinti che resti qualcosa di buono da cavarne fuori.

Oggi ho deciso che questi due condizioni sono assenti.

Quindi parlerò, di nuovo, del mio vicino. Quello ritardato. Che però di questi tempi, a parte pulire le scale con una foga mai vista, non fa un granché di particolare.

Oppure delle mie piante, di Rambo, il bambù agonizzante, e Petronilla, la piantina grassa a dieta. Ho smesso di dare nomi a basilico e prezzemolo, perché i nostri sono rapporti occasionali e estremamente fugaci.

Potrei parlare di Viola. Ma la vedo così poco che mi pare brutto fare un resoconto delle nostre telefonate. Riporto un esempio:

- Vaiolet, tesoro, che hai fatto oggi?

- Uhaaaaa

- Hai mangiato

- *ruttino*

- Ha mangiato. Mi ripassi la mamma?

E via discorrendo.

Diciamo che a partire da oggi, riprendo ad osservare la mia vita, e la ripiazzo dove deve stare, al centro di ogni cosa.

Che gli altri se la sbrighino.

Morituri te salutant

25 mai 2009

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 (NEO² – Nuit d’électronique et d’opéra – Liège 2009 - New Opera Hero)

 

È nel momento in cui pianifichi di accendere un mutuo che realizzi di essere mortale.

A trent’anni direi che non è nemmeno troppo tardi.

Ave Cesare.

 

 

Cecità?

8 avril 2009

ovvero: l’ennesimo epitaffio. Avrei voluto farlo più corto, ma 250 persone sono una lunga lapide da coprire.

 

A un certo punto uno si stanca di voler capire per forza. Ed è a quel punto lì che si condanna, senza se e senza ma.

Mi sembra assistere allo sviluppo della trama di in un libro di Saramago.

Da un paio di giorni si grida all’incompetenza di tale signor Bertolaso orecchie-da-mercante, e della genialità di tale signor Giuliani-Cassandra che ha pre annunciato la tragedia e non è stato ascoltato, anzi, se n’è tornato a casa con un avviso di garanzia da portare firmato dai genitori e che non si ripeta più. Personalmente non so se Giuliani abbia avuto un’enorme botta di culo, se di culi si possa parlare, o se le sue tecniche gli permetterebbero davvero di prevedere terremoti in giro per il mondo.  Mi interessa fino ad un certo punto. So che a conti fatti alla gente serviva qualcuno con cui prendersela e l’hanno trovato, i media servono piatti caldi di biasimo al primo e larghi spazi lacrimosi al secondo che non esita a rifilarci il suo ve l’avevo detto, che personalmente in casi simili, sarebbe l’ultima cosa che mi conforterebbe sentire. Io di sto Giuliani che l’aveva detto non ne vorrei più sentire parlare.

Ma alla gente serve. Perché la gente ha bisogno di un responsabile. E probabilmente stavolta ha beccato quello giusto, non voglio entrare in merito, anche se la velocità usata per puntare il dito mi lascia scettica e mi impedisce di prendere una posizione o bianco o nero. Di colpo è bastato un annuncio per trasformare l’intera popolazione in un branco di competenti geologi. In ogni caso gli scienziati, quelli veri, si stanno già scannando per decidere chi aveva ragione, non mi aggiungerò alla folla con le pietre in mano. Non ne capisco di geologia, geografia, geopolitica, geofilia: per me è già tanto se so dov’è il Burkina Faso.

Per questo sposto la mia attenzione su chi sapeva, e sa, che quella zona è ad alto rischio sismico, e sul fatto che, nonostante tutto, le case sono tirate su alla bell’e meglio e tenute insieme con lo sputo. Mi si potrebbe obiettare che il centro storico, tra le altre cose, si chiama storico perché data di qualche centinaio di anni, e all’epoca si aveva solo lo sputo per tenere insieme gli edifici. Quel che mi chiedo io è quanto prodotto salivare sia avanzato, e che titolo se ne sia accertata l’efficacia, per giungere fino ai giorni nostri putrido e infetto, al fine di tirar su pure le case dello studente, per fare un esempio.

E come sia possibile voler costruire un ponte, o una linea ferroviaria che nessuno vuole, mentre uno starnuto tira giù paesi interi. Era già successo, poco lontano, non mi si venga a raccontare che non lo si poteva sapere e che si sia naturalmente ritenuto necessario passare ad altro.

Ma la condanna di cui parlavo prima, in tutto questo, va a coloro che si sono organizzati per approfittare della situazione. Non m’ero resa conto della portata finché non ho fatto la lista.

Mi si faceva notare come impressionante fosse la forza di solidarietà che spinge milioni di italiani a voler fare qualcosa, che sia partire a infoltire le schiere della guardia civile, o donare ettolitri di sangue a oltranza, oppure organizzare raccolte di vestiti e materiale di prima necessità da inviare nelle zone terremotate, e altro che non so, ma che è sicuramente degno di risultare iscritto nei termini qualificanti la parola solidarietà. Me lo si faceva notare, perché spesso mi capita di attribuire questa qualità alla mia gente, a dire che Sì saremo anche degli idioti, ma quando c’è da rimboccarsi le mani ed aiutarci fra noi, vedi come ne siamo capaci. Infatti ho e mi danno ragione.Ma.

Leggo, su feisbuc, sui giornali, sulla rete, che Gente è andata a saccheggiare le case distrutte. Tristemente prevedibile. Crollano le mura di una casa, il contenuto viene scambiato per bene pubblico. Come spaccare un porcellino. Speri siano casi isolati e mazzuolabili con facilità, poi invece dicono che non basta, che si organizzano,  ne passano altri travestiti da agenti a lanciare allerte mendaci per liberare il campo ai saccheggiatori.  Nei villaggi, nei supermercati, negli ospedali. Saltano fuori numeri di telefono truffa,  indirizzi, conti bancari per donare sangue, soldi, vestiti. Appaiono finti sfollati che si presentano ad occupare stanze d’albergo a sbafo.

Appare di tutto.

Appare l’annunciatrice del TG1 che per un minuto intero di telegiornale e rotti si limita ad enunciare correttamente tutti i dati di ascolto dei servizi riguardanti il terremoto. O si scusa di non aver potuto offrire immagini in diretta del distastro. Lo share, brutta bestia.

E sono sicura che anche all’estero, questa disgrazia sia vista da qualcuno come l’occasione di tirarci su un bel pò di soldi.

E questo mi basta per pormi una semplice domanda. Quando si parlerà di ricostruzione, quando verranno stanziati i fondi, quando ci sarà la gara degli appalti, chi vincerà? Chi ci guadagnerà? Perché in tutta onestà non credo che lo sciacallaggio sia riservato a quei disgraziati che frugano fra le rovine.

Credo che questi siano solo ispirati, e siano un lato dello specchio che rinvia l’immagine di qualcos’altro, o qualcun altro.

E lo so che il momento non è opportuno, e che non è il problema principale, ma una volta che il caro amico Obama avrà ricostruito le nostre chiese, i nostri luoghi pubblici, a chi dovremo rendere conto? A chi dovremo pagare gli interessi di tanta generosità?

Di Cassandre, per questo, ne abbiamo avute a milioni. Alcune continuano a sbracciare e gridare dalle pagine dei libri che in pochi si danno la pena di consultare. Siamo prevedibili e disarmati.

Quel che ci serve è soprattutto una buona memoria.

Ma quella non si compra, non si dona, non si raccoglie.

 

 

sottofondo musicale: la ventola del computer. Perché il silenzio, in questi casi, è l’unica cosa che mi resta da aggiungere.

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