Benvenuta Viola.

21 mars 2009

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Non ci sono molte altre cose da aggiungere.

Sono felice.

 

Libera Interpretazione.

17 mars 2009

Per Novellina.

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Novella nel paese delle meraviglie.

Nessun animale è stato maltrattato per ottenere questo disegno. Do la mia parola, e quella di Nové, che tanto è vegetariana.

Il sottofondo musicale di questo disegno potrebbe benissimo essere rappresentato da qualsiasi pezzo di Carcass Meshuggah o Slipknot.

O De André.

A scelta, intanto io ascolto The First Time, dei Tesla. E non a caso.

Step 1: Normalizzazione.

11 mars 2009

 

Sono secoli che mi freno, non volevo scrivere niente, perché con tutto il marasma italiano, tra crisi e licenziamenti, stupri che spuntano a ogni angolo che prima sono gli extracomunitari poi no, poi gli extracomunitari denunciano e sono buoni pure loro poi no,  immigrazioni regolari che valgono come quelle abusive, il papa che proprio non tiene una mazza da fare che rompere i coglioni a mezzo mondo, la guerra per il testamento biologico, la costituzione usata come carta igienica, Berlusconi che concorre a presidente del mondo, i ghei che sono ghei più di Luca ma sempre meno di Luxuria, e il festival di sanremo in generale, parlare dei cazzi miei mi sembrava la cosa più ridicola che potessi fare.

Solo che qui mi si tocca il mio minimicromondo. E di questo posso parlare senza perdere il senno una volta per tutte.

Ieri, o ieri l’altro, non ricordo bene, ricevo una mail il cui titolo recita così:

Hai uno zio vescovo?

Non ho guardato il mittente, ho pensato fosse uno scherzo di qualche mio amico a conoscenza delle mie disavventure lavorative. Spesso gli amici fanno queste cose di rigirare il dito nella piaga. Solo che no, non era questo il caso. Il mittente è un sito al quale ero iscritta nel periodo masochista in cui avevo quasi deciso di tornare a vivere in Italia costi quel che costi.

Lo scopo del sito sarebbe quello di aiutarti a trovare un impiego, ci si infila il curriculum, si cercano posti vacanti, si scrive, si prega. Il fatto che io non abbia mai ricevuto risposte alle candidature inviate all’epoca mi lascia supporre che non serva a niente, e cio’ mi indispettisce,  per questo che non citerò il nome del sito.

Il contenuto della mail era il seguente:

Se non hai un papà ministro o uno zio vescovo

clicca qui.

Io c’ho cliccato perché per fortuna non ho papà o zii che fanno lavori inutili.

Il link porta sul sito di questa compagnia trova lavoro. Entri che ti sbattono in faccia il fatto che tu non hai bisogno di parenti con lavori inutili e tristemente noti per essere fonte di raccomandazioni di ogni sorta, perché oramai hai loro, la compagnia trova lavoro.

Grazie.

Ora, sono d’accordo nell’affermare che questa loro mossa pubblicitaria funzionia: ha incuriosito anche me nella mia profonda e patetica ingenuità. Non nascondo di aver aperto il sito quasi speranzosa che addirittura le agenzie interim o similia avessero deciso di denunciare apertamente questa pratica malsana che in Italia riempie i posti più importanti o meno di gente completamente incompetente.

Invece no. Non è una rivolta, è solo pubblicità. Sfruttano il fatto che il mondo va così e ci si infilano in mezzo con una non chalance quasi irritante. Così mi sono irritata.

Mi chiedo come sia possibile che invece di indignarsi, incazzarsi, alzare la voce, fare cose o non so che, si sfrutti questo fenomeno degradante per far avanzare la campagna pubblicitaria di un sito che a conti fatti non serve a niente? [e dal quale, per inciso mesi fa dicevo di ricevere offerte per posti di lavoro come sarta o centralinista]

Grazie a questi geni ho anche scoperto che i vescovi servono a qualcosa.  A parte mandare iatture e scomuniche a destra e manca. Lo ignoravo. E dubito che piazzino nipoti e amici a suonare le campane delle chiesette circostanti, perché che mi risulti non è un lavoro di quelli che rendono parecchio. A meno che con i nuovi accordi non sia cambiato qualcosa e i preti non siano stipendiati dallo stato. Sempre detto che non siano extracomunitari, perché si sa, un extracomunitario prete che suona le campane ruba il lavoro a un raccomandato italiano.

C’è crisi.

A questo aggiungo pure il programma televisivo, non so a quale canale appartenga, quello coi raccomandati che dimostrano di non essere effettivamente capaci di fare una cippa.

Normalizzazione. È così di solito che si annichilisce un certo senso critico, e si assopisce quell’indignazione necessaria per fare avanzare le cose.

Io penso che certi argomenti dovrebbero essere trattati coi guanti, perché sono gravi.

Non si può essere così arroganti da sfruttarli per il proprio tornaconto.  Perché poi ci si ritrova infilati volenti o nolenti nel classico iter: succedono cose, la gente ha una prima reazione di disgusto o rabbia, qualcuno provvede ad ironizzarci su, i media di colpo ti tirano fuori il caso di mille altri fatti identici (manca la manina sulla spalla Vedi? È comune non preoccuparti), a te sembra di avere una specie di ronzio nelle orecchie, ti disinteressi al fatto, tanto ne parla chiunque, ti annoia pure un po’ a dirla tutta, e all’improvviso ti ritrovi in bocca quella frase maledetta che somiglia a un tanto le cose vanno così, mentre il resto della gente, quella col senso critico annichilito, ne deduce un oh che ci vuoi fare, iscriviamoci a questo sito.

L’attenzione si sposta dall’eradicazione del problema, al come salvarsi le chiappe proprie e solo quelle. Perché quando una cosa diventa di dominio pubblico così, quando arriva sulla punta della penna dei media, te la rubano, la fanno propria e ti fanno sentire completamente impotente.

E nascono frasi complete come oh che ci vuoi fare le cose stanno così.

E ne parlo proprio perché ne stanno accandendo di disgustose, laggiù nello stivale.

Pero’ un conto è che accadano, un altro conto è che le si trovi normali.

Quindi sono preoccupata, perché giorni fa dall’altra parte della cornetta mi è giunta all’orecchio una frase che somigliava a un Oh, che ci vuoi fare.

E io non ho trovato niente di meglio da dire che Infatti.

 

 

 

Sottofondo musicale: Joni Mitchell – Ladies of the canyon

Some kind of Silence #2

16 février 2009

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Avrei potuto anche chiamarla La Piattitudine, ma mi fa troppo pensare ad un servizio di porcellane.

 

Sht.

Some kind of silence

12 février 2009

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Così.

E basta.

Il mattino ha l’oro in bocca?

29 janvier 2009

ovvero: come tentare di impiegare bene quell’oretta prima di riaddormentarsi.

 

E anche oggi ho aperto gli occhiucci ad orari improponibili. Perché mai, vi chiederete voi, miei piccoli lettori. Ve lo spiego subito. Il mio vicino ha probabilmente invitato la filarmonica di Vienna a soggiornare nel suo appartamento fino alla fine dei tempi. E siccome con Vienna si sa, il fuso orario non perdona, decidono di iniziare le prove alle seiemmezza del mattino.

Che culo! La filarmonica di Vienna!, direte voi miei spiritosi e minutissimi lettori. Mi vedo obbigata a smorzare il vostro entusiasmo per il semplice motivo che io alle seiemmezza voglio solo dormire. Dormire, poi dormire e se ci scappa dormire un altro po’.

Il mio vicino, per chi non avesse seguito le puntate precedenti è ritardato. Ma non un ritardato di quelli che dici, sarà stupido, sarà tonto, sarà che ha preso una portata in faccia ed è ancora rincoglionito, e Tu, immigrata disoccupata part time, sei insensibile e lo chiami ritardato mentre invece vedi che se pazienti poi gli passa.

No.

Lui possiede il ritardo mentale fisicamente. Lo tiene in pugno e non lo molla nemmeno cinque minuti. Talvolta prende forma di un cappellino di lana, altre del risvolto della giacca, in questi ultimi giorni ha l’inconfondibile silhouette del telecomando di uno stereo potentissimo. Infatti la filarmonica che lui crede avere adottato da una settimana circa, suona ininterrottamente mattino pomeriggio e sera, ringrazio il cielo che non sia un ritardato tira tardi. Tarattatà.

Indipercui io, da sotto la postazione delle sue casse, penso. Dal momento che oramai sono sveglia, penso, anche perché non avrei comunque ancora la forza per fare altro.  Ad essere onesti prima vengo presa da una rabbia incredibile, la stessa che mi farebbe uscire da casa in pigiama, senza pantofole e con le cipicce negli occhi col solo scopo di afferrare il vicino per i capelli e sbattergli il grugno su una delle casse, o sull’impianto stesso, nell’indecisione su entrambi. Ma non la assecondo perché nonostante il cinismo che ostento generalmente in occasioni simili, sotto sotto ho gli interni in mash mellow e mi rendo conto che potrei turbare l’insano e calmo benessere del mio vicino. Ovviamente questo turbamento potrebbe generare uno scatto di violenza sulla mia esile personcina e questo non lo vuole nessuno. Anche perché a ben guardarlo deve stare sui settanta, settanta chili e mezzo.

Quindi penso: come posso comunicare con lui senza mettere a repentaglio la mia vita? Gli scrivo un postit. Lo attacco sul muro o sulla porta sperando che il giallo dei postit non lo alteri. No, non esagero, a me il giallo dei postit da fastidio. Immagino lui si incazzi. Comunque scriverei con la penna nera, la blu potrebbe rappresentare un sovraccarico di informazioni inutili. Gli scriverei « Carissimo vicino, potresti percaso sfrattare la filarmonica? Pagherei il viaggio a tutti e 653 i suonatori. Giuro. »

Ma saprà leggere?, ho pensato in seguito.

Dilemma.

Alla fine ho optato per il trasloco. Resta solo da trovare casa.

E le brutte notizie sono lungi dall’essere finite. È appena passato l’elettricista. Gli ho aperto, ha controllato i fili del citofono. Qualcuno l’ha chiamato per aggiustare l’apertura automatica. La cosa non mi rende felice nemmeno un po’.

È vero che scendere tre piani ogni volta è una rottura di palle smisurata, soprattutto quando ti decidi ad invitare otto persone per l’annuale partita a Wanted, e le otto persone decidono di arrivare ognuna un po’ quando cazzo le pare, ma il fatto che il vicino non riuscisse ad aprire la porta al primo pincopallo che passa in strada, mi faceva, come dire, sentire un tantino più sicura. E mi permetteva di controllare i suoi spostamenti. Se scendeva ad aprire e, putacaso, il pincopallo fosse stato un aggressore sanguinario, avrei sentito le urla e avrei preso i provvedimenti necessari. Anche se a ben pensarci non avrebbe opposto resistenza. Insomma avrebbe potuto tornare comodo. Invece ora di nuovo dovrò sussultare ogni volta che sento qualcuno per le scale.

Potrei sempre uccidere l’elettricista.

Ha l’aria simpatica ed è giovane. È appena salito dal vicino. Forse avrei dovuto avvertirlo della filarmonica, ma dubito non ci abbia fatto caso da solo. Prima di salire ha detto che sarebbe tornato per vedere un paio di cose. Ma visti i tempi che corrono dubito che lo rivedrò prima di stasera.

Penserò a lui.

 

sottofondo musicale: Lord of Hate – Death Angel. Altri lo chiamano Transfert.

Oracoli.

18 janvier 2009

Ieri ho chiesto all’I-Ching di dirmi qualcosa di catartico circa la mia situazione lavorativa. Ho lanciato le monetine ben sei volte concentrata sul soggetto, è così che si fa di solito, lanci le monetine e in testa ti rigiri la domanda in tutti i sensi per essere sicuro che il tuo oracolo non divaghi.

Ha riposto: « Domani piove. »

E oggi, so che può sembrare ridondante, piove.

Io lo scrivo qui, così che si sappia: l’I-Ching sarà l’ultima delle risposte ai vostri dilemmi esistenziali, ma garantito che per le previsioni meteo è infallibile.

Per il resto, tanto, si sa, la risposta è sempre 42.

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