Equazione

28 décembre 2008

Assodato che

So fare bene il mio lavoro,

+
non posseggo raccomandazioni di sorta alcuna

=

Non riuscirò mai a lavorare in Italia.

 

 

Credo sia a causa del fatto che so fare bene il mio mestiere, per lo più.

Ma non ne sono sicura.

 

 

Buona camicia a tutti.

Quando crescerai ci sarà la neve. Forse.

24 novembre 2008

Visto che io rifaccio il mondo di Domenica, seguendo una logica ferrea e difficilmente oppugnabile, dovrei riposarmi durante tutto il resto della settimana.

Cosí non è.

Oggi per esempio, ho trovato come mettere gli accenti sulla O e sulla I. Ne vado piuttosto fiera nonostante l’illuminazione sia arrivata del tutto casualmente. Cercavo di mandar via con l’unghia una caccoletta bianca su un tasto e ho scoperto che di caccoletta non trattavasi, ma di accento sguinzagliato.

Ho fatto alcune prove ed ora posso con orgoglio annoverare i miei scritti nell’albo di scritti  (sempre detto esista) che si adeguano vieppiù all’ortografia della mia lingua natale.

Tra pochi minuti, il tempo di stampare la prova della foto che presenteró all’esposizione, usciró di casa e andró a sottoporre la mia stampa al giudizio dello stampatore, di modo che Egli possa copiarla e creare l’opera d’arte che mi rappresenterà nel vespaio di fotografi del panorama artistico liegese.

Tutto ció non ha prezzo.

La foto è questa:

 

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Tra tutte le cose che devo fare, trovare lavoro, capire come riuscire a centrare le foto senza che il correttore automatico di Unblog decida arbitrariamente di ripiazzarla a sinistra, inviare mail, guardare feisbuc, scrivere sul forum, gestire il mio, pulirmi le unghie dei piedi e lamentarmi dell’instancabile avanzata dell’inverno sui miei capelli, temo di perdere di vista la struttura del mondo che ho creato ieri, con la conseguenza di dover ricominciare da capo domenica prossima.

Se avessi un lavoro fisso probabilmente questo pianeta non avrebbe futuro.

Ma credo sia un rischio che devo correre.

Non vogliatemene.

 

 

 

V per Violetta.

22 novembre 2008

V per Violetta. dans Del Belgio e altre cose. donzauker057zq6

Ieri sera sono stata a Bruxelles, al Piola Libri. Non sono molto sicura sul dove vada l’accento, in Piola, ma tanto su questa tastiera gli accenti sulle o e le i non li trovi nemmeno a scriverceli col bianchetto, quindi il problema di specificarlo non si pone.

Dalla serata di ieri ho ereditato ben due albi di Don Zauker e una dedica dai disegnatori. Di solito me ne fotto, delle dediche, ma quando si tratta di fumetti raggiungo velocemente uno stato preadolescenziale, e mi butto nella mischia con quella faccia tipica di chi non si vuole far fregare il posto, l’albo aperto sull’unica pagina bianca disponibile e un attegiamento estremamente circospetto e incazzoso. Dissimulato dal mio usuale sorriso timido e discreto, insospettabile. Fa più effetto, poi, quando scleri.

Oggi nevica.

Poi c’è il sole.

Poi rinevica.

Ora c’è il sole.

Non c’entra un cazzo. Ma è parte del palinfraschismo che adotto oggi come metodo per ammazzare il Sabato. Il problema è che ieri sera, non ricordo se prima o dopo il Piola (o Piola che dir si voglia), ho pensato una cosa veramente intelligente.

Ma non me la ricordo.

Il che rende vano ogni tentativo di dare un contenuto logico all’articolo di oggi.

Pensavo anche che di sti tempi me ne stanno accadendo di tutti i colori, ma sto in uno stato di grazia tale che a guardare bene me ne strafotto.  Cosi’ ascolto The Killing Kind degli Overkill, di cui il uinamp ha arbitrariamente deciso di mescolare per benino le tracce, senza titoli, per rendere il blind test ancora più interessante. Per ora la traccia 04 mi garba una cifra. Peccato me la metta prima della 3. E dopo la 6.

Ho anche il tempo per chiedermi chi sarà il prossimo eliminato della Star Academie, io spero in cuor mio che sarà quella biondazza stonata di Alice. Ma sarà sicuramente Anissa che rompe le palle ogni tre per due.

Ora rinevica.

Lunedi’ in giornata andro’ alla mia vecchia accademia di fotografia per incontrare l’uomo che mi salverà dalla stampa all’ultimo minuto dell’immagine che ho scelto per rappresentarmi nell’esposizione del 07 Dicembre alla Galleria MONOS. Continuo a pensare che mi abbiano mandato l’invito per errore. Pero’ al contempo mi dico minchia che culo. Forse penso che me l’abbiano mandato per errore per dirmi minchia che culo con parecchia convinzione. Fattostà che ho già pagato qualcuno per soffermarsi davanti alla mia bellissima foto e chiederne il prezzo. Io che non mi capacito di dover annunciare il prezzo di una mia fotografia. Il prezzo? Ma cazzo.

Ho fatto un ragionamento. Visto che paghero’ il tiraggio sulle 20 euro. Lo vendero’ a 20 euri, se proprio la gente ci tiene a comprarsela. Il ragionamente parte dal presupposto che se ti vuoi impossessare di una mia cosa, minimo mi paghi le spese.

Mi hanno fatto notare che non funziona cosi’.

Già che a me pare un’aberrazione che un pincopallo chiunque, senza sapere nulla di perché, come, in che stato d’animo (metti) ho fatto quella foto, se la prenda e l’appenda in un salone. Cosi’, perché fa fico.

Ma poi vendergliela. Ma te la regalo se ti piace. Misà che non sono tagliata per il mercato dell’arte. E se faccio sto ragionamento ai tipi della galleria, potrei ritrovarmi nei 5 minuti che seguono col mio tiraggio sottobraccio, seduta in mezzo alla neve a cercare una spiegazione, e bestemmiare i morti del Belgio. [Ora c'è il sole E nevica, il mondo è bello quando è vario].

In ogni caso, lunedi mi tocca dire sto prezzo. Di cui il 50 percento, in caso improbabile di una vendita, che non sia alle spese di amici intimi, andrebbe alla Galleria. Sarà che sono cresciuta con l’idea che l’arte fosse arte perché il tipo che aveva dipinto o scolpito  era schioppato, in un momento o un altro della sua carriera, e che con sta scusa i critici potevano dire il cavolo che pareva loro su tale o tale opera, rendendo il prodotto allettante pure a chi di arte non ci capisce una mazza.

Avessi testicoli mi ci darei una sgarufata.

 

 

 

La mia prima volta.

10 novembre 2008

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10 minuti della mia vita.

16 octobre 2008

« Che vuoi che siano dieci minuti, magari posso concentrarmi, e capire che cavolo ci trova la gente a stare a guardare ventidue giovinotti che scaracchiano a turno in terra tentando, nel frattempo e se trovano lo spazio, di non scivolare sulle loro secrezioni e inviare il pallone nella porta avversaria »

« … »

« Ah beh, vedi, quello lo incontrassi per strada… »

« 09:49, non è possibile. Un’ora fa ho guardato e mancavano 09:52. Ci deve essere qualcuno che frega. »

« Ma dove la trovano tutta quella saliva? »

« Era più divertente la partita fra lo Standard e qual’era ancora il nome dell’altra squadra? Loro almeno cadevano. »

« Piove, scommetto un budino al cioccolato che sono in uno stadio qua intorno »

Lei a Lui – Sono in uno stadio qui intorno?-

Lui a Lei – Si, giocano in Belgio-

« Ne so troppe io. »

« 09:15 Non è possibile. I secondi calcistici non sono in nessun modo correlati ai secondi della vita umana. Ora tengo d’occhio il conto alla rovescia, vedi come vanno più lenti. Holly e Benji non sono fantascienza. »

« … »

« No, non vanno più lenti. Cazzo. Non sapevo che 30 secondi ci mettessero cosi’ tanto a passare. E pensare che ho 30 anni. E’ un’eternità che sono in vita! »

« E Holly e Benji mi hanno preso per il culo. »

« Guadagnano fantastilioni al mese per prendersi a gomitate? Devo inviargli un Curriculum a sta lega calcio. »

« Cartellino giallo! NO, non dare cartellino giallo, imbecille di un arbitro, non vuoi rientrare  a CASA TUA il prima possibile? Dovrebbero dargli un mitra in mano, altro che cartellini. »

« E poi si vede che sono stanchi, arrancano. E a furia di scaracchiare sono disidratati. »

« Anzi che piove. »

« O mio dio, che schifo ci mancava che gli uscisse dal naso, ora. Su quel campo non ci farei una passeggiata nemmeno in muta da sub. »

« Ci credo che non la becchi la palla, tipo in maglia biancosporco, a correre in quel modo avrai tutti gli occhi gonfi d’acqua. Come fai a vedere. In motorino a me capitava, non potevo guidare sotto la pioggia, a meno che non avessi il casco con la visiera. Dovrebbero fargli indossare delle visierine trasparenti. Magari senza casco. Non sono eleganti, ma, se vogliamo proprio dirla tutta, sono lontani dall’essere pronti per una sfilata di moda anche cosi’. »

« Ci siamo quasi. 4 minuti. Cosa posso fare che duri 4 minuti. Stappo una birra? Vado a fare pipi? Mi faccio una manicure? Mi strappo i peli superstiti con le unghie? Troppo sbattimento. Potrei immaginare una scenetta, fare finta di essere in un pub e  venire abordata da…vediamo… da quello li colla maglia rossa e i pantaloncini macchiati d’erba. Forse meglio che me ne trovo uno meno zozzo. »

« Possibilmente uno che fino ad ora non è ancora stato ripreso mentre scaracchiava. »

« Impossibile. »

« Soffro. »

 

 

 

 

« 3 minuti di tempi COSA? »

 

 

 

 

 

Sanguisughe

12 octobre 2008

ovvero: pensa se tutto questo fosse successo a te. O a me.

Leggevo La Repubblica. E sono incappata su questo articoletto: La Tassa sugli Immigrati.

La cosa che mi stupisce è il sottotitolo dell’articolo (che in realtà sta sopra, ma glissiamo) : Bodega, norme vicine alla gente.

Ora, io non so a che tipo di gggente sta vicino lui. Bodega, intendo, ma suppongo che siano tutte persone rispettabilissime, di quelle che fanno la doccia col Rolex o uno dei tanti orologi da collezione tanto in voga in quegli ambienti, che se si rovina non è gran cosa, altri regali ne girano sempre.

Quella che invece sta vicino a me, di gente, 200 Euro per pagarsi un permesso di soggiorno che va rinnovato periodicamente, e sottolineo periodicamente, non ce le ha. Per forza di cose mi trovo ad immedesimarmi nel povero immigrato che sbarca in un posto qualsiasi del mondo, per tentare di trasformare il concetto di sopravvivenza in uno che non faccia subito pensare per associazione di idee a jungle equatoriali o deserti qualsivoglia.

 

Mi pongo qualche domanda. Dicono che questo « obolo » vada a finanziare (cito da Repubblica) un « fondo per la prevenzione dei flussi migratori » che mira, leggo in giro per la rete, a favorire una cooperazione internazionale, al fine di contrastare l’immigrazione illegale e promuovere i paesi maggiormente interessati dalla migrazione. Ma che cazzo vuol dire?

Quanto alla nuova tassa sui permessi, il senatore del Carroccio sostiene che servirà ad « aiutare i Paesi poveri a casa loro, grazie ai 200 euro che ogni immigrato dovrà pagare al Fondo per la prevenzione dei flussi migratori. Questa – aggiunge – è solidarietà e vicinanza verso i popoli: aiutarli in casa loro, senza illusioni di El Dorado, che non esistono più. A maggior ragione da noi ».

Tento di tradurre tutto questo e mi risulta un ragionamento contortissimo: l’immigrato sbarca in Italia (un’Italia, non scordiamolo, che cola a picco, e i cui topi – permettetemi la similitudine – si sono già prodigati in fughe memorabili), possibilmente e se gli va bene si trova un lavoro che lo renderà più ricco di 3OO, 400 euro al mese in media, dividerà l’appartamento con altre 12 persone, una a metro quadro (appartamento, voglio supporre, il cui proprietario non si è mai dato la pena di pagare una tassa sull’affitto spropositato che percepisce), e annualmente verserà 200 Euro al nostro fantastico stato, la metà delle quali verrano rinviate al proprio paese di origine (??) per evitare che altri poveracci come lui mettano piede qua dentro. O allora per aumentare il numero di Guardie Costiere (??) e fornire loro delle simpaticissime fionde di precisione per bucare i canotti della speranza.

Di solito l’immigrato, quando lascia, nel suo Paese, una serie di difficoltà economiche, si prodiga ad inviare soldi alla propria famiglia, ai figli e mogli rimaste indietro, al nonno malato, a chi cazzo gli pare. E lo fa quando ce li ha, sti soldi. Capita che non ne abbia. E questo capita soprattutto perché l’onestissimo datore di lavoro non lo assume in via regolare, gli costerebbe troppo siamo d’accordo, e poi tutta quella bufala sulle assicurazioni, la mutua, chissenefrega, no?

Mi chiedo che vantaggio ci sia a legalizzare una situazione che fa tanto comodo ad ogni imprenditore – che abbia scelto di essere l’imprenditore di sé stesso come il nostro presidente comanda? Mica si dovrà davvero inizare a retribuire onestamente i lavoratori, dai, che scherzo sarebbe? In Italia, poi?

Invece lo stato Italiano, che è lungimirante e sta vicino alla gggente, obbliga il lavoratore a sborsare e in un modo o nell’altro contribuire al benessere del paese che lascia. Impressionante, perché non capita mai che lo lasci perché la corruzione sia arrivata a limiti intollerabili, che magari qualche dittatura lo costringa a combattere guerre che non condivide, o altre cose che mi sfuggono. E non importa nemmeno se quelle 200 Euro sarebbero servite per pagare un affitto, o sarebbero andate direttamente in mano a chi ne ha bisogno.

No, lo stato italiano, che gode di grande fama per quel che riguarda la gestione degli introiti derivanti dalle tasse, o per la redistribuzione dei fondi, ad esempio per il Mezzogiorno o similia, allunga questa mano materna verso l’immigrato e gli sussurra, nun te preoccupà, ce pensamo noi. E se te manca du spicci te ce li metto io, me li ridai poi con calma, eh. (chiedo venia, ma l’accento romano è l’unico che conosco, lo farei milanese ma non ho la più pallida idea di come suoni) (poliglotta si, ma fino a un certo punto).

 

Se prendiamo, per esempio, il permesso a punti, questo e’ un sistema che dara’ piu’ sicurezza e piu’ integrazione, facendo emergere solo quella immigrazione positiva e onesta che lavora, produce, e si e’ integrata alla perfezione ».

Il permesso a punti! Ma come abbiamo fatto a non pensarci prima! D’altronde, oramai, prendiamo Lauree, Diplomi e Patenti, coi punti. Mi pare mancasse solo il permesso di soggiorno. Proporrei di applicare questo enalotto anche alle carte di identità: sarebbe carino che ti vengano tolti punti ad ogni reato commesso. Reato, intendiamoci, di quelli che dovresti finire in galera invece di stare a governare un paese e fare leggi che non stanno né in cielo né in terra. Tre punti, sulla carta di identità, in totale. Finiti i punti addio cittadinanza e ti confinano a Guantanamo.

Scippare una borsetta vale Uno. Fate voi il calcolo.

 

“La nostra proposta prevede che nessun immigrato può contrarre matrimonio – ha detto Mazzatorta – senza aver prima ottenuto il permesso di soggiorno ed essere in regola. Dopo, ma soltanto dopo, gli verrà riconosciuto il diritto di contrarre matrimonio”.

Oso una predizione.

Non solo i permessi di soggiorno saranno elargiti raramente e dall’alto dei loro troni ci faranno credere che, dal momento che a loro non risulta, il problema dell’immigrazione si stia risolvendo (un po’ come la questione dei disoccupati, bruciano le liste e hop, il problema sparisce), ma ci troveremo in una situazione insostenibile in cui il lavoro al nero sarà sfruttato esponenzialmente, ci sarà sempre più disoccupazione, il tuo lavoro verrà valutato una miseria perché per la legge di concorrenza assumeranno chi chiede di meno (non chi è più capace) e andremo a scendere fino a che con uno stipendio potrei a malapena pagarti una pagnotta, o due baguettes. Di conseguenza aumenterà l’intolleranza razziale, (perché ci sono ancora degli intrepidi che se la prendono con l’immigrato che gli soffia il lavoro, piuttosto che stare a tirar cazzotti a quello che gli dice che l’immigrazione non è più un problema, o quello che lo assume per due lire per non dover pagare tasse).

O forse no, forse assumeranno i nuovi squadristi e inizieranno a pagarli per seminare il terrore nelle strade, gli squadristi picchiano il marocchino, il marocchino si incazza e picchia il primo stronzo che passa perché fa una vita di merda e l’unica soluzione che gli è rimasta è frugare i portafogli, visto che il suo è stato prosciugato dal belpaese che lo ospita. Gli squadristi diventano politici, e via che il circolo si chiude. Fino a che in Italia resteranno solo quegli immigrati che non risultano da nessuna parte.

Poi,maledette sanguisughe, voglio vedere se li caccerete via.

 

Brividi.

8 octobre 2008

Oggi è Ottobre.

E in effetti fa un freddo cane.

 

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Au revoir.

 

 

 

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